Io sono tempesta

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Io sono tempesta

un film di Daniele Luchetti
con Marco Giallini, Elio Germano, Eleonora Danco, Jo Sung, Francesco Gheghi, Carlo Bigini
sceneggiatura: Daniele Luchetti, Sandro Petraglia, Giulia Calenda
fotografia: Luca Bigazzi
montaggio: Mirco Garrone, Francesco Garrone ● musiche: Carlo Crivelli
produzione: CATTLEYA con RAI CINEMA
distribuzione: 01 DISTRIBUTION
Italia, 2018 ● 97 minuti

v. originale in italiano

Ritratto di un Paese che sta cambiando pelle ma che rimane ben ancorato ai suoi peggiori difetti: il qualunquismo, la rincorsa della ricchezza facile, e quella corruttibilità secondo cui tutti hanno un prezzo. Una farsa, una tragicommedia in cui Luchetti non dichiara guerra ai suoi personaggi, ma in fondo – e moralmente – non salva nessuno

martedì 24 aprile 21:15 ▪︎ Cologno Monzese ▪︎︎ peppino impastato

mercoledì 25 aprile 17:00 ▪︎ Cologno Monzese ▪︎︎ peppino impastato

mercoledì 25 aprile 19:00 ▪︎ Cologno Monzese ▪︎︎ peppino impastato

mercoledì 25 aprile 21:15 ▪︎ Cologno Monzese ▪︎︎ peppino impastato

sabato 28 aprile 19:00 ▪︎ Cologno Monzese ▪︎︎ peppino impastato

domenica 29 aprile 19:00 ▪︎ Cologno Monzese ▪︎︎ peppino impastato

Numa Tempesta è un finanziere che gestisce un fondo da un miliardo e mezzo di euro e abita da solo nel suo immenso hotel deserto, pieno di letti in cui lui non riesce a chiudere occhio. Tempesta ha soldi, carisma, fiuto per gli affari e pochi scrupoli. Un giorno la legge gli presenta il conto: a causa di una vecchia condanna per evasione fiscale dovrà scontare un anno di pena ai servizi sociali in un centro di accoglienza. E così, il potente Numa dovrà mettersi a disposizione di chi non ha nulla, degli ultimi. Tra questi c’è Bruno (Elio Germano), un giovane padre che frequenta il centro con il figlio in seguito ad un tracollo economico. L’incontro sembrerebbe offrire ad entrambi l’occasione per una rinascita all’insegna dei buoni sentimenti e dell’amicizia. Ma c’è il denaro di mezzo.

«È un piccolo affresco tragicomico, una farsa sociale, un’opera buffa, una commedia invernale sul potere del denaro. Lontana – ma solo per essere più libera – dai fatti di cronaca e dal dovere di essere verosimile, vuole raccontare, sorridendo e con un tono di fiaba, una fetta di Italia che il nostro cinema affronta sempre col tono serio del cinema del dolore. Ho usato per questo film un linguaggio classico, (…) l’ho strutturato in atti per evidenziare l’intento di restare dentro un genere solo apparentemente non realistico, e lo ho filmato con cura e attenzione per gli attori, per le loro umanità, cercando di dare una minuscola personalità anche ai ruoli più piccoli. Sotto l’aspetto buffo e fiabesco del film, spero di aver lasciato qualche spunto di riflessione sui grandi temi del denaro e dello squilibrio sociale, e un punto di vista non irreale sul nostro paese. Come certi film del passato, dai quali mi sono divertito a rubacchiare più di uno spunto, che lasciavano assieme al sorriso una nota amara.» (Daniele Lucchetti)

«Dopo Chiamatemi Francesco – film che raccontava la giovinezza di Papa Bergoglio – Daniele Luchetti torna alle (più congeniali) atmosfere della commedia sociale con Io sono Tempesta, titolo di per sé già abbastanza “programmatico”. Scritto insieme a Sandro Petraglia e Giulia Calenda, il film di Luchetti – che a quanto pare prende le mosse dalla vera notizia di qualche anno fa – si sposta ben presto sul terreno della farsa e trova nella felice performance dei suoi due protagonisti, Marco Giallini ed Elio Germano, il primo punto a favore. (…) Non tanto, non solo, per la (facile) contrapposizione tra il ricco senza scrupoli e un padre senza più nulla, tra un uomo senza nulla a parte i suoi soldi e le sue ricchezze e un altro, indigente sì, ma ancora amato, quanto piuttosto per l’intelligente e oculata scelta di casting che mescola gente presa dalla strada (tra tutti, Franco Boccuccia, già visto nel recente Il più grande sogno di Michele Vannucci) ad attori professionisti. I richiami a certe situazioni e/o dinamiche già percorse dal nostro cinema più glorioso non mancano, ma non latitano nemmeno ottimi momenti di comicità pura. Una commedia che (…) si lascia vedere con gusto.» (Valerio Sammarco, cinematografo.it)