La casa sul mare

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La casa sul mare ● La villa

un film di Robert Guédiguian
con Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, Gérard Meylan, Jacques Boudet,
Anaïs Demoustier, Robinson Stévenin
sceneggiatura: Robert Guédiguian, Serge Valletti ● fotografia: Pierre Milon
montaggio: Bernard Sasia
produzione: AGAT Films & Cie
distribuzione: PARTHÉNOS
Francia, 2018 ● 107 minuti

v. doppiata in italiano

Venezia 2017: in concorso

Tre fratelli devono fare i conti con le loro storie e con la Storia, mescolando inestricabilmente politica e amore, gioie e dolori privati e sentimenti che riguardano la collettività. La “necessità” di un cinema politico e al tempo stesso intimo e privato, incentrato su temi sociali, porta Robert Guédiguian a creare un appassionante racconto sulla crisi di un’epoca, sul coraggio e la necessità di accordare la propria vita col prossimo.

In una pittoresca villa affacciata sul mare di Marsiglia tre fratelli si ritrovano attorno all’anziano padre: Angela fa l’attrice e si è trasferita a Parigi, Joseph è un aspirante scrittore innamorato di una ragazza che ha la metà dei suoi anni, e Armand, l’unico a vivere ancora in paese, gestisce il piccolo ristorante di famiglia. Il tempo passato insieme è l’occasione per fare un bilancio, tra ideali ed emozioni, aspirazioni e nostalgie. Finché un arrivo imprevisto, dal mare, porterà scompiglio nelle vite di tutti.

«Siamo in un microcosmo che è un teatro di tutta la nostra società, i personaggi sono archetipi di una professione, di una generazione, finché in quel piccolo universo che, appunto, è un po’ il nostro arriva quello più grande, i tre bambini migranti in fuga. Tenere insieme la narrazione e la sua natura di metafora è stato forse l’aspetto più complicato della sceneggiatura. Volevo che accadesse in modo «naturale», che la narrazione mentre andava avanti divenisse una parabola della società intera. Quando mi è sembrato di riuscirci è come se fosse avvenuto un «miracolo» ma in fondo in ogni film bello c’è qualcosa di «miracoloso», di inspiegabile nell’alchimia del suo funzionamento.» (Robert Guédiguian)

«L’utopia, il rifugio, la famiglia, il passato, la morte, gli errori, il perdono… sono solo alcune delle suggestioni emozionali che emana questo ultimo lungometraggio di Robert Guédiguian. (…) I tragitti individuali, i travagli interiori, le battaglie perse, le geografie dello sguardo, l’impegno politico, sono quelle che Guédiguian persegue e racconta da quando ha iniziato a fare cinema, anche se oggi sembra essere giunto a una sorta di particolare saggezza narrativa che, pur non impedendogli le consuete battute sugli operai e i padroni e le lotte di un tempo, riesce a lavorare di “sottrazione politica militante”, riuscendo a cogliere maggiormente lo spirito di una famiglia che ha vissuto il dramma di una perdita che ha lacerato rapporti ed affetti. (…) Ma se il passato, tra il dolore e il ricordo, sembra essere il leit-motiv del film di Guédiguian, l’attenzione al futuro appare altrettanto dolorosa, lacerante e necessaria. (…) Guédiguian può tornare alle sue passioni, alle sue battaglie politiche, può affermare a gran voce che “anche se è esagerato, direi che oggi non potrei fare un film senza parlare dei rifugiati”. I rifugiati di oggi, i migranti, rappresentano quello che un tempo era la classe operaia, hanno scritto. Guédiguian non può non vedere il futuro se non in questa apertura ai nuovi mondi. E il vecchio padre, per un attimo, sembra uscire dal suo status, si volta appena, quasi impercettibilmente: forse c’è ancora qualcuno di cui occuparci, non possiamo chiudere gli occhi.» (Federico Chiacchiari, SentieriSelvaggi.it)