La stanza delle meraviglie

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La stanza delle meraviglie
Wonderstruck

un film di Todd Haynes
con Michelle Williams, Julianne Moore, Oakes Fegley, Amy Hargreaves, Tom Noonan
sceneggiatura: Brian Selznick ● fotografia: Edward Lachman
montaggio: Affonso Gonçalves ● musiche: Carter Burwell
produzione: Amazon Studios
distribuzione: 01 Distribution
Stati Uniti, 2017 ● 120 minuti

v. doppiata in italiano

Cannes 2017: in concorso

Todd Haynes porta sul grande schermo le storie magiche di Brian Selznick (autore di Hugo Cabret), autore dell’omonimo romanzo pubblicato nel 2012 e sceneggiatore di questa versione cinematografica

Ben e Rose sono due bambini sordi vissuti a cinquant’anni di distanza. Ben abita con la famiglia nel Minnesota del 1977 mentre Rose abita nel New Jersey del 1927. Legati da una misteriosa connessione, entrambi vedono in New York la possibilità di ridare senso alle loro esistenze. Mentre Ben, dopo la scoperta di un appunto della mamma morta, desidera arrivarvi per rintracciare il padre mai conosciuto, Rose vorrebbe invece raggiungerla per vedere il suo idolo, l’attrice Lillian Mayhew.

«La sceneggiatura era incredibile. Brian Selznick ama il cinema e lo si capisce dalla sua passione intensamente cinematografica. Come regista è stato affascinante lavorare sull’intrecciarsi di due stili, della musica contro il suono. Non avevo mai fatto un film così basato sull’immaginazione dei ragazzi, un vero giallo con indizi sparsi qua e là che chiariscono il perché queste due storie sono raccontate nello stesso film. Se il passato per me è sempre fonte d’ispirazione continua, mi porta a studiare sempre la storia del cinema. In Wonderstruck volevo raccontare di chi costruisce cose con le mani, così come la lingua dei segni è protagonista. È un tributo al tattile, alle dita che rimangono appiccicose per il residuo di colla. I ragazzi hanno bisogno di fare, imparano molto in questo modo.» (Todd Haynes)

«Si potrebbe discorrere per ore delle suggestioni fornite dal film, della ripresa dei topoi melodrammatici della condizioni di orfano e dell’agnizione, o della sua costruzione del film nelle forme dell’omaggio ma anche della rivisitazione contemporanea, fortemente creativa, del cinema muto: la ricchezza di Wonderstruck è tale da superare lo spazio di un armadio, di una stanza, di sicuro di una recensione. La visione, d’altronde, richiede anche un po’ di pazienza (la stessa che la nonna chiede a Ben) perché gli elementi del racconto, per tornare, hanno bisogno del loro tempo e di seguire il loro percorso, ma l’esperienza è così appassionante che si vorrebbe che le luci non si accendessero mai. Si vorrebbe restare al buio, dentro al museo, con Ben e Jamie e Rose.» (Marianna Cappi, mymovies.it)