L’età giovane

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L’ETÀ GIOVANE

un film di Jean-Pierre e Luc Dardenne
con Idir Ben Addi, Olivier Bonnaud, Myriem Akheddiou
sceneggiatura Jean-Pierre e Luc Dardenne ● fotografia: Benoit Dervaux
montaggio: Tristan Meunier ● scenografie: Igor Gabriel
produzione: Archipel 35
distribuzione: Bim distribuzione
Belgio/Francia, 2019 – 84′ minuti

2019, Festival di Cannes: premio per la miglior regia

Il ritorno a Cannes dei fratelli che hanno scosso le fondamenta del cinema degli ultimi trent’anni ne conferma la saggezza umana e lo sguardo indomito: una nuova perla della loro collana fatta di storie di perdizione, smarrimento e resurrezione.

Sul fiume Inguri che segna il confine naturale e contrastato tra l’Abkhazia e la Georgia, isole itineranti si formano e si disfano a seconda delle stagioni e dei capricci degli elementi. Periodicamente, i contadini locali si installano su isolotti fertili per coltivarvi il necessario per sopravvivere all’inverno, ma i pericoli sono tanti. Quando non sono i conflitti armati, è la natura che minaccia di riacquistare i propri diritti scatenando il fiume. In questa terra di nessuno un anziano con la sua nipotina vivono in armonia con la natura, ma quando sulla loro isola compare un ribelle ferito, il già fragile equilibrio di questa insolita coppia si spezza pericolosamente. Una storia universale sull’eterno ciclo della vita e della morte, funestata dalla forza incontrollabile della natura, da un’adolescenza sul punto di esplodere e da questioni geopolitiche irrisolte.

«Abbiamo scelto di fare di Ahmed un ragazzo molto giovane, addirittura un bambino, perché ciò ci permetteva di mostrare come questo giovane cervello e questo corpo malleabile potessero mettersi al servizio di un ideale di odio, veicolato dal discorso di un imam. Il bambino crede in questo ideale di purezza. Ci crede con tutto se stesso e diventa più radicale dei radicali. Vuole agire ora. Ma volevamo anche dimostrare che a volte il corpo può sfuggire al ragionamento. Che la vita può avere la meglio sulla morte. Abbiamo provato a scrivere con un personaggio più grande, ma ci annoiavamo molto. Troppi discorsi moralisti, era sinistro. Non avevamo voglia di passare tanti mesi della nostra vita con lui!?» (Jean-Pierre e Luc Dardenne)

«Affrontando di petto un soggetto follemente complicato, se non pericoloso – la radicalizzazione islamista –, Jean-Pierre e Luc Dardenne lo passano attraverso il filtro del loro cinema, un cinema diretto pieno di umanismo. (…) Costruendo magistralmente una tensione narrativa severa, che oscilla tra il carattere inalterabile della volontà di Ahmed e la profonda convinzione che non sia in grado di portare davvero a termine il suo disegno oscuro, i cineasti filmano i difetti di questo giovane corpo che a volte sembra resistere all’indottrinamento, e le piccole crepe che suggeriscono una possibile via di fuga. Nel ruolo chiave di Ahmed, un attore esordiente, il giovane Idir Ben Addi, la cui incredibile tenacia riattiva il DNA del cinema dei Dardenne, che magnifica la prima apparizione sullo schermo di un giovane trasformandolo in personaggio di finzione» (Aurore Engelen, Cineuropa.it)