L’intrusa

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L’intrusa

un film di Leonardo Di Costanzo
con Raffaella Giordano, Valentina Vannino, Martina Abbate, Anna Patierno, Marcello Fonte
sceneggiatura: Leonardo Di Costanzo, Maurizio Braucci, Bruno Oliviero ● fotografia: Hélène Louvart
montaggio: Carlotta Cristiani ● musiche: Marco Cappelli, Adam Rudolph
produzione: Tempesta, Rai Cinema, Amka Films Productions, Capricci Films
distribuzione: Cinema
Italia, Svizzera, Francia, 2017 ● 95 minuti

v. o. in italiano

Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes 2017

Nel suo secondo lungometraggio Leonardo Di Costanzo con spiccata sensibilità ci porta a conoscere un racconto ambientato nel mondo del volontariato, tra coloro che quotidianamente si trovano a contatto diretto col disagio e con le dure realtà di una città altrettanto dura.

Un racconto ambientato nel mondo del volontariato, tra coloro che quotidianamente si trovano a contatto diretto col disagio e con quelle fasce della società troppo frettolosamente e spesso ingenerosamente etichettate come “cattive”. La storia è ambientata nella periferia napoletana all’interno di un centro di accoglienza. Il centro è stato aperto anni prima da una donna del Nord Italia assieme al marito poi morto. La donna continua a gestirlo con passione, negli anni, ha creato intorno a sé una comunità solidale con proprie regole e una forte identità. Un giorno, però, in quel luogo arriva l’intrusa del titolo, cioé la moglie di un camorrista, che per motivi misteriosi decide di andare a nascondersi proprio all’interno del centro, ma che, con la sua sola presenza, è destinata a scompaginare la già difficile quotidianità.

«L’Intrusa non è un film sulla camorra; è un film su chi ci convive, su chi giorno per giorno cerca di rubargli terreno, persone, consenso sociale, senza essere né giudice né poliziotto. Ma è anche una storia su quel difficile equilibrio da trovare tra paura e accoglienza tra tolleranza e fermezza. L’altro, l’estraneo al gruppo, percepito come un pericolo è, mi sembra, un tema dei tempi che viviamo.» (Leonardo Di Costanzo)

«L’intrusa si regge sul conflitto che esplode nella testa della protagonista e che si manifesta nella stessa distribuzione dei luoghi: la casupola dove quella “bestia ferita, testarda” con dentro l’inferno ha cercato rifugio e lo spazio tutto intorno della ciclofficina, del giardino, dei disegni sui muri del casale. Da un lato l’estraneo, il diverso e dall’altro il gruppo coeso, compatto, strenuo difensore della propria comunità; la camorra c’è ma non si vede, la raccontano le vite dei personaggi che entrano ed escono dalla masseria, il rumore degli elicotteri in lontananza, i palazzoni oltre le siepi del centro. L’intera impalcatura della storia si alimenta della lotta tra bene e male, sul dilemma tra paura e accoglienza, e si nutre degli elementi tipici della tragedia dove gli eroi sono gli uomini e le donne come Giovanna, che ogni giorno sperimentano nuovi modelli di convivenza, occupandosi dei margini, degli oppressi e dei sommersi con la testardaggine e la tenacia che manca alle istituzioni. Sono gli uomini e le donne che per le convinzioni più disparate fanno gruppo, si autofinanziano e lottano, animati spesso soltanto dal proprio profondo senso civico e umano, per sanare, bonificare e recuperare terreno su ogni tipo di stortura sociale. L’intrusa non è un documentario, ma è racconto, finzione pura che dal terreno documentaristico mutua stile e linguaggio; la sua grandezza consiste nel saper far muovere all’interno di questo spazio quasi sacro una collettività di personaggi credibili e umani, senza piegarli a esigenze sceniche che violerebbero la loro verità.» (Elisabetta Bartucca, movieplayer.it)