Loveless

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Loveless

un film di Andrey Zvyagintsev
con Maryana Spivak, Aleksey Rozin, Matvey Novikov
Marina Vasilyeva, Andris Keiss, Aleksey Fateev
sceneggiatura: Oleg Negin, Andrey Zvyagintsev ● fotografia: Mikhail Krichman
montaggio: Anna Mass ● musica: Evgueni & Sacha Galperin
produzione: Arte France Cinéma, Why Not Productions
distribuzione: Academy Two
Russia, Francia, Belgio, Germania, 2017 ● 126 minuti

v. doppiata in italiano

Cannes 2017: Premio della giuria

Il regista di Leviathan torna in concorso a Cannes con una storia più intima che porta a riflettere su noi stessi e sulla nostro mondo: viviamo ormai in una società talmente distaccata dalla realtà da non accorgerci di quello che succede intorno a noi? Ma questa coppia di genitori, che nemmeno davanti alla possibilità della peggiore delle tragedie riesce a trovare la forza per riunirsi, siamo davvero tutti noi? Questa domanda aleggia nella testa di noi spettatori…

Zhenya e Boris stanno per separarsi. Non si tratta però di una separazione pacifica, carica com’è di rancori, risentimenti e recriminazioni. Entrambi hanno già un nuovo partner e sono impazienti di voltare pagina, di iniziare una nuova fase della loro vita. C’è però un ostacolo difficile da superare: il futuro di Alyosha, il loro figlio dodicenne, che nessuno dei due ha mai veramente amato. Il bambino un giorno scompare.

«Mi piacerebbe riuscire a tracciare delle linee di collegamento tra Loveless e il film di Ingmar Bergman ‘Scene da un matrimonio’, trasposto in un epoca diversa e recitato da altri personaggi: cittadini contemporanei, privi di qualsiasi forma di autocoscienza o dubbio, una coppia della classe media della Russia di oggi. (…) Questa era postmoderna è una società post-industriale inondata da un continuo flusso di informazioni ricevute da individui che si interessano alle altre persone sporadicamente e solo per ottenere qualcosa in cambio. Ogni individuo pensa solo a se stesso. (…) L’unico modo per potersi sottrarre a questa indifferenza è quello di sacrificare se stesso per gli altri (…) è l’unico modo per combattere la brutalità e il caos del mondo.» (Andrej Zvyagintsev)

«Tre anni fa il regista russo Andrey Zvyagintsev conquistava ancora una volta il plauso della critica presente a Cannes con il magistrale Leviathan, un film ambizioso e imponente che raccontava un intero paese con rara lucidità. Con questo Loveless, nuovamente in concorso per la Palma d’oro, sembra preferire in apparenza una storia più intima, una storia drammaticamente realistica e sincera in cui due genitori sull’orlo del divorzio sono troppo presi dai loro litigi sempre più feroci e dai loro nuovi interessi amorosi per accorgersi di quanto il loro comportamento stia facendo male al loro figlio dodicenne. (…) Zvyagintsev ci mostra gli effetti sempre più deleteri di questa rottura sul bambino e ci spiega con poche inquadrature e quasi nessuna battuta tutto quello che dobbiamo sapere su di lui: il primo “senza amore” del titolo è proprio lui, il frutto innocente di un’unione che si sta spezzando nel modo più rumoroso e doloroso possibile. (…) Zvyagintsev non ci va leggero nella sua accusa e regala alla sua splendida protagonista Maryana Spivak almeno un paio di bellissimi, terrificanti monologhi in cui emerge tutta l’insoddisfazione di una vita che ha alla base la nascita di un figlio mai veramente voluto. Ma questa coppia di genitori orribili, che nemmeno davanti alla possibilità della peggiore delle tragedie riesce a trovare la forza per riunirsi, siamo davvero tutti noi? Mentre questa domanda aleggia nella testa di noi spettatori, il film procede implacabile in due direzioni differenti: quella del “thriller” in cui, scena dopo scena – grazie all’abile uso di un’efficace colonna sonora e di lunghi piani sequenza (…) siamo sempre più preoccupati per il destino del bambino e meno interessati alla vita privata dei due genitori; contemporaneamente il film comincia a svelare sempre di più le sue reali intenzioni e in un crescendo finale, inserisce una nuova lettura politica caricando di simbolismi i protagonisti. Tanto che sul bellissimo finale non si può che immediatamente pensare alla canzone di Sting (Russians) in cui il cantautore lanciava un chiaro messaggio di pace con il verso “I hope the Russians love their children too”. Dopo questo film è quantomeno lecito chiedersi se lo stesso valga anche per la Madre Russia.» (Luca Liguori, movieplayer.it)