Sarah e Saleem

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SARAH E SALEEM

un film di Muayad Alayan
con Maisa Abd Elhadi, Mohammad Eid, Kamel El Basha, Ishai Golan
sceneggiatura: Rami Musa Alayan ● fotografia: Sebastian Bock
montaggio: Sameer Qumsiyeh ● musiche: Frank Gelat e Charlie Rishmawi
produzione: Palcine Productions
distribuzione: Satine Film Distribuzione
Palestina/Germania/Olanda, 2018 – 127 minuti

Seattle International Film Festival: miglior film

Il mito di Romeo e Giulietta è questa volta declinato nella cornice del conflitto arabo-palestinese: il risultato è un film memorabile, tagliente come l’attualità ed emozionante come le storie più classiche.

Una relazione extraconiugale tra Sarah, barista israeliana, e Saleem, fattorino palestinese, assume una pericolosa dimensione pubblica quando i due vengono avvistati nel momento sbagliato nel posto sbagliato. Tra colpi di scena e circostanze imprevedibili, Sarah e Saleem si ritrovano coinvolti in una situazione più grande di loro, che trascende le responsabilità familiari per diventare un caso politico.

«Quanta pressione un essere umano può sopportare prima di sacrificare il proprio codice morale? Sono affascinato dal dilemma morale insito nella storia umana: siamo in grado di rischiare i nostri privilegi per qualcun altro, o istintivamente mettiamo sempre noi prima di tutto? Seguendo i quattro personaggi a Gerusalemme, presento le scelte contrastanti disponibili senza imporre al pubblico alcun punto di vista particolare e tantomeno il mio: voglio che le prospettive e gli argomenti conflittuali dei personaggi permettano al pubblico di trarre le proprie conclusioni. Il cinema con protagonisti che si trovano in situazioni più grandi di loro mi ha sempre coinvolto e commosso; situazioni che sfidano la persona comune, che è spesso un antieroe, che cerca di sopravvivere e trovare conforto e sicurezza in mezzo all’assurdità della vita» (Muayad Alayan)

«Un film emotivamente sorprendente, ideologicamente spiazzante e difficile da dimenticare. Una storia decisamente avvincente e magistralmente congegnata che arriva allo spettatore veloce come un proiettile. La regia di Muayad Alayan è matura, benchè si tratti solo di un’opera seconda, e ricorda a tratti quella di Asghar Farhadi, con zero didascalismi e un’eleganza rara nel raccontare anche le passioni più primordiali, senza troppo schierarsi da un punto di vista politico, tanto meno morale.» (Claudia Catalli, Mymovies.it)