The place

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The Place

un film di Paolo Genovese
con Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Alba Rohrwacher,
Vittoria Puccini, Rocco Papaleo, Silvio Muccino, Silvia D’Amico
sceneggiatura: Isabella Aguilar, Paolo Genovese ● fotografia: Fabrizio Lucci
montaggio: Consuelo Catucci ● musiche: Maurizio Filardo
produzione: Medusa Film, Lotus Production
distribuzione: Medusa Film
Italia, 2017 ● 105 minuti

v.o. in italiano

Film di chiusura della Festa del Cinema di Roma 2017

Ispirato alla serie tv americana “The Booth at the End”, The Place, il nuovo film di Paolo Genovese, volge lo sguardo su un misterioso protagonista, ospite abituale a abitudinario di un locale dove se ne sta seduto, giorno e notte, al tavolo in fondo. Chi è quell’uomo?

Lui è seduto sempre allo stesso posto. Non importa a quale ora del giorno e della notte, lo troverete sempre lì, all’angolo di un ristorante, allo stesso tavolo, con un quaderno in mano. Qualche volta ci scrive delle cose, qualche altra le legge. Non sappiamo niente di lui, chi lo viene a cercare sa soltanto che è capace di esaudire desideri. Tutti i desideri: ricchezza, bellezza eterna, fede, sesso, salute, speranza. Alcune richieste sono semplici, altre più singolari ma tutte hanno un prezzo e il prezzo da pagare non è mai senza conseguenze. Angelo? Demone? Affabulatore? Psicologo? Filantropo? Qualcuno pensa che sia un mostro ma lui i mostri li nutre, dandogli soltanto quello che vogliono e chiedendo in cambio una ‘buona’ azione. Vogliamo tutti qualcosa. È il desiderio a farci umani, a fare di noi quello che siamo. È una sorta di verità generale, di parametro intangibile, atemporale, universale. L’assenza di desiderio, qualunque cosa sia, non esiste. Perché altrimenti verremmo al mondo?

«Ho fatto questo film perché ero rimasto folgorato dalla serie americana The Booth at the End. Perfetti sconosciuti e The Place sono legati da un filo rosso: entrambi indagano nella parte più oscura delle persone. Perfetti sconosciuti ci mostra quanto poco sappiamo degli altri, mentre The Place quanto poco sappiamo di noi stessi. Quando ottieni un grande successo, le conseguenze migliori sono la possibilità di fare quello che vuoi e avere un pubblico che si fida di te, perlomeno nel primo week-end. Ho voluto realizzare un film diverso da Perfetti sconosciuti perché, come dicono i fratelli Taviani, vorrei dare al pubblico qualcosa che ancora non sa che potrebbe piacergli: in questo caso, un film più drammatico e fuori dagli schemi.» (Paolo Genovese)

«Paolo Genovese supera, qui, anche quelle piccole forzature di Perfetti sconosciuti, quelle ruvidezze dovute alla credibilità impossibile di una cena come quella, quelle minime macchinosità: lo fa con una soluzione fantasy, dando per assodato che in quel locale ci sia un burocrate dei desideri, un kafkiano distributore di vite alternative. E che tutti diano per scontato ciò che sia e che riesce a fare. E’ un dentro o fuori: se rimani davanti allo schermo e accetti il gioco – e in fondo non è la sfida più alta e bella del cinema? -, non esci più da un vortice di emozioni, sguardi, parole, sorprese. Nulla accade, tutto viene raccontato. E tu sei lì, a guardare e immaginare, a pensare e capire, a cercare dentro di te ciò che vedi sullo schermo. Tutto è chiaro, anche se non è mostrato.» (Boris Sollazzo, rollingstone.it)