PRIMAVERA
un film di Damiano Michieletto
con Tecla Insolia, Michele Riondino, Andrea Pennacchi
sceneggiatura: Ludovica Rampoldi, Damiano Michieletto
tratto dal romanzo “Stabat Mater” di Tiziano Scarpa
fotografia: Daria D’Antonio ● montaggio: Walter Fasano
musiche: Fabio Massimo Capogrosso
produzione: Indigo Films
distribuzione: Warner Bros. Pictures
Italia, Francia 2025 ● 110 minuti
v.o. italiano
2025 Chicago IFF, Premio del pubblico come Miglior Film Internazionale

per il suo esordio nella regia cinematografica, il regista d’opera Damiano Michieletto trova ispirazione in un romanzo di Tiziano Scarpa per costruire un racconto dal sapore melodrammatico che si apre come riflessione sul dolore dell’abbandono e diviene un appassionato ed elegante viaggio personale tra arte e scoperta di sé.
Primi del Settecento. L’Ospedale della Pietà è il più grande orfanotrofio di Venezia, ma è anche un’istituzione che avvia le orfane più brillanti allo studio della musica. La sua orchestra è una delle più apprezzate al mondo. Cecilia ha vent’anni, vive da sempre alla Pietà ed è una straordinaria violinista. L’arte ha dischiuso la sua mente ma non le porte dell’orfanotrofio; può esibirsi solo lì dentro, dietro una grata, per ricchi mecenati. Questo fino a che un vento di primavera scuote improvvisamente la sua vita. Tutto cambia con l’arrivo del nuovo insegnante di violino. Il suo nome è Antonio Vivaldi.
«Ho letto il romanzo “Stabat Mater” perché conoscevo personalmente l’autore Tiziano Scarpa e sull’onda del suo successo, ma mi ispiravano anche le sue connessioni con Venezia e la musica. Mi hanno proposto di dirigere un film perché ravvisavano nella mia regia teatrale una qualità cinematografica: ho trovato in questa storia un materiale ideale. (…) Ho dovuto ascoltare molta musica, facendo una selezione accurata per i brani che nel film sarebbero poi stati eseguiti diegeticamente; al contempo ho lavorato con un compositore contemporaneo per le musiche di commento, tali che portassero un elemento di contrasto: non è un semplice biopic su Vivaldi, dunque l’eterogeneità delle musiche ne sottolinea la natura multipla.» (Damiano Michieletto)
«Michieletto mette al centro la musica (“Ci avete dato gli strumenti per maledirvi”) e lascia che le note prendano il posto delle parole per restituire il senso di una rivoluzione interiore, come si nota nel momento panico, en plein air, in cui sembra compiersi il miracolo della Primavera. In un certo senso, se da una parte c’è il percorso di Cecilia, dall’altra c’è quella del regista, e il film sembra anche informarci su Michieletto che scopre le possibilità del cinema, con gli esterni dal cielo alla natura (dai concerti in giardini ai canali attraversati in gondola) a offrire nuove strade a un autore abituato a sviluppare, trasformare, esaltare gli spazi chiusi di una macchina teatrale.» (Lorenzo Ciofani, cinematografo.it)

