
A DIFFERENT MAN
un film di Aaron Schimberg
con Sebastian Stan, Renate Reinsve, Adam Pearson, Owen Kline
sceneggiatura: Aaron Schimberg ● fotografia: Wyatt Garfield
montaggio: Taylor Levy ● musiche: Umberto Smerilli
produzione: Killer Films, Grand Motel Films
distribuzione: Lucky Red
Stati Uniti 2024 ● 112 minuti
v.o. inglese con sottotitoli in italiano
2025, Golden Globe, Miglior attore protagonista a Sebastian Stan
2024, Berlinale, Orso d’argento per la miglior interpretazione da protagonista a Sebastian Stan

una satira ironica e pungente, divertente e cupa, che rovescia il reale per mostrarne il lato disumano, partendo da uno spunto autobiografico nutrito di una riflessione profonda, tra Stevenson e R. J. Palacio, tra Lynch e Borgli
15:30
11:00
Edward, aspirante attore, si sottopone a un intervento medico radicale per trasformare drasticamente il suo aspetto. Ma il suo nuovo volto da sogno si trasforma rapidamente in un incubo, perché perde il ruolo che era nato per interpretare e diventa ossessionato dal desiderio di recuperare ciò che è stato perso.
«Tra le deturpazioni facciali, la mia [il labbro leporino, ndr] è una delle più comuni, ma ho visto solo rappresentazioni negative o offensive di persone come me. Mi sono sempre chiesto: come posso rappresentare una persona come me in modo positivo o almeno realistico e in linea con la mia esperienza?Poi ho incontrato Adam Pearson, che è sfigurato in un modo ancora più visibile, ma che non sembra lasciare che questo lo definisca. Questo mi mette in crisi, mi fa interrogare su me stesso. Cosa ho fatto di sbagliato? Avrei potuto fare tutto in modo diverso? Ma sono anche consapevole che il carisma di Adam non è tutta la storia, che le nostre esperienze sono diverse. Ma questo porta alla domanda: possiamo cambiare il modo in cui siamo sempre stati? E vogliamo farlo?
Queste domande sono ciò che voglio esplorare, sapendo che, in ogni caso, non ne uscirò con delle risposte. Una delle domande è quanto la nostra autodefinizione sia influenzata dal modo in cui gli altri ci definiscono. Possiamo ritagliarci una definizione di noi stessi indipendente o contrastante con il modo in cui gli altri ci definiscono? e come si fa a mantenere la propria dignità quando gli altri ce la negano? Non so se ci sono risposte, ma è un punto di partenza interessante.» (Aaron Schimberg)
«È un viaggio di sola andata in un’umanità al limite, troppo legata alla società delle immagini e agli stilemi del nostro tempo. Il regista provoca, gioca con i generi, si destreggia tra il body horror e la commedia grottesca.
È un film sulla bellezza celata, sull’accettare l’altro, a tratti anche respingente. Si attaccano i pregiudizi senza retorica, si sfidano le apparenze per mettere in scena una società di maschere. Il teatro si unisce al cinema, a un certo punto ci si sposta sul palcoscenico. Allora A Different Man si fa ancora più ambizioso. Evita inutili pietismi e si interroga su che cosa significhi essere dei “mostri”. L’aspetto, il primo sguardo, finiscono in secondo piano. Il principe azzurro viene ghettizzato, e a vincere è colui che all’apparenza non avrebbe alcuna speranza. Schimberg dirige una favola per adulti dalle tinte fosche, in cui non accetta soluzioni facili e sfida anche lo spettatore a tenere gli occhi aperti» (Gian Luca Pisacane, Cinematografo.it)