
UPSHOT
un film di Maha Haj
con Mohammad Bakri, Areen Omari, Amer Hlehel
sceneggiatura: Maha Haj ● fotografia: Augustin Bonnet
montaggio: Véronique Lange ● musiche: Munder Odeh
produzione: August Films
distribuzione: Okta Film
Palestina, Italia, Francia, 2024 ● 34 minuti
v.o. arabo con sottotitoli in italiano
2024 Locarno FF: concorso
proiezione speciale sabato 12 aprile ore 18.20
in sala la regista Maha Haj in dialogo con Maria Nadotti

Ambientato sullo sfondo della perdurante lotta di resistenza di Gaza, UPSHOT è allo stesso tempo un pianto e una testimonianza della forza indomabile dello spirito umano. In un mondo plasmato dalla sofferenza, il viaggio di Suleiman e Lubna è uno struggente promemoria dell’infinita resilienza dell’immaginazione umana.
18:20
Un film palestinese su una coppia che si ritira in una fattoria isolata, dove si dedica al lavoro dei campi e si impegna in dibattiti appassionati sulle scelte dei propri cinque figli – finché un giorno arriva uno sconosciuto a rivelare una verità straziante.
«Upshot è una storia che ha luogo in nessun luogo. Il paesaggio, una fattoria in una valle su cui grava una fitta bruma, non può essere individuato su nessuna mappa. Probabilmente si trova da qualche parte ai margini di un sogno. È il luogo che ho immaginato per i miei personaggi, marito e moglie sulla sessantina che hanno sofferto l’irreprimibile.» (Maha Haj)
«A questo intento si intreccia una pulizia filmica di rara esattezza. Il fatto, anzi, è che l’armonia tra fotografia, parole, recitazione e sequenze narrative è così piena e circolare che non mi azzardo a raccontare nient’altro della storia; anche perché svelare la trama di questi 34 minuti di pura poesia da un lato è ingiusto verso chi legge e non ha ancora visto il film, dall’altro è impossibile: una poesia non la puoi riassumere senza banalizzarla e sommergerla di parole inutili. (…) La vita agreste è la sola che possa rendere gli uomini felici, poiché li mette a contatto con le cause delle cose. L’ulivo in particolare sembra insegnare ai nostri protagonisti da una parte l’arte di curare le cose a cui tengono, dall’altro quella di contentarsi di ciò che se ne ricava.» (Antonello Morea, Cinemany.ch)