Giulio Regeni – Tutto il male del mondo
un film di Simone Manetti
con Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Nicola Riganese
sceneggiatura: Emanuele Cava, Matteo Billi ● fotografia: Gianluca Ceresoli
montaggio: Enzo Pompeo ● musiche: Piernicola Di Muro
produzione: Ganesh Produzioni
distribuzione: Fandango
Italia, 2026 ● 100 minuti
v.o. italiano

Il documentario si propone, grazie al contributo dei genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi e dell’avvocata Alessandra Ballerini, alla ricostruzione della verità dei fatti legati alla drammatica vicenda del giovane ricercatore italiano rapito, torturato e ucciso in Egitto tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016.
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Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è il primo documentario che ricostruisce la verità giudiziaria sul sequestro, le torture e l’omicidio del ricercatore italiano ritrovato ucciso nei pressi del Cairo il 3 febbraio del 2016. A raccontare la storia di Giulio, per la prima volta, sono i suoi genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi. Un padre e una madre che per arrivare alla verità hanno sfidato la dittatura militare di Abdel Fatah al-Sisi. Accanto a loro, la testimonianza esclusiva di Alessandra Ballerini, l’avvocato che li ha assistiti nella lunga battaglia legale che nel 2023, a distanza di otto anni dalla scomparsa di Giulio, ha portato al processo contro quattro agenti della National Security egiziana. Iniziato nella primavera del 2024, il processo andrà a sentenza entro la fine del 2026.
«Il docufilm non è un film d’inchiesta né un racconto true crime, ma un viaggio che attraversa questa storia dal punto di vista più intimo e vicino possibile a Giulio Regeni. Le voci che compongono la narrazione sono esclusivamente quelle di chi, in forme diverse, ha vissuto questa vicenda direttamente sulla propria pelle. Una storia privata che si intreccia progressivamente con una dimensione pubblica e geopolitica, senza mai perdere il proprio centro umano. Il repertorio è utilizzato come una vera e propria macchina del tempo: non come commento o ricostruzione ex post, ma come esperienza del presente, capace di restituire gli eventi mentre accadono. Accanto al repertorio mediatico e giuridico, il film fa uso di un repertorio generico – o found footage – di luoghi, azioni e immagini quotidiane, che costruiscono un affresco visivo e sonoro per immersione, non per spiegazione. La narrazione non procede per rotture o accelerazioni. Non arrivano mai delle ondate. Il film avanza come una marea lenta e costante: ogni sequenza aggiunge un livello, costruisce tensione per accumulo e persistenza» (Simone Manetti)
«Con Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, Simone Manetti e la sua squadra di autori (Emanuele Cava e Matteo Billi sceneggiatori, Enzo Pompeo al montaggio, Gianluca Ceresoli alla fotografia) compiono un’operazione avanzatissima di immersione nel vuoto della post-verità. Da questo punto di vista, il documentario prodotto da Ganesh Produzioni prosegue il lavoro di intervento sull’archivio che Manetti porta avanti da Ciao amore, vado a combattere e che negli anni ha attraversato sia le storie “ufficiali” d’Italia come Marta Russo che quelle più “private” come lo strepitoso Sono innamorato di Pippa Bacca – ogni volta alla ricerca di un repertorio capace di raccontare la coda delle immagini, quello che l’archivio rivela una volta lasciato scorrere, sedimentare, riecheggiare.» (Sergio Sozzo, Sentieri selvaggi)

