IL SUONO DI UNA CADUTA
In die Sonne schauen
un film di Mascha Schilinski
con Hanna Heckt, Greta Krämer, Filip Schnack, Helena Lüer, Anastasia Cherepakha
sceneggiatura: Mascha Schilinski, Louise Peter ● fotografia: Fabian Gamper
montaggio: Evelyn Rack ● musiche: Michael Fiedler, Eike Hosenfeld
produzione: Studio Zentral, Das kleine Fernsehspiel (ZDF)
distribuzione: I Wonder Pictures
Germania, 2025 ● 149 minuti
v.o. tedesco con sottotitoli in italiano
2025 Festival di Cannes: Premio della Giuria

dalla regia unica e visionaria, Il suono di una caduta è un affascinante racconto al femminile, tra silenzi ed echi del passato: una pellicola ipnotica e suggestiva vincitrice a Cannes del Premio della Giuria
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Quattro ragazze trascorrono la loro giovinezza nella stessa fattoria nel nord della Germania. Mentre la casa evolve nel corso di un secolo, le pareti continuano a risuonare degli echi del passato. Sebbene separate dal tempo, le loro vite iniziano a rispecchiarsi l’una nell’altra.
«Nel film, i dialoghi sono quasi del tutto assenti. Durante le prove, mi sono resa conto che, dopo ore di lavoro, ero quasi sempre io a leggere le indicazioni. Il silenzio è diventato un elemento dominante, necessario per costruire l’atmosfera che desideravo. Per me il silenzio è memoria – una memoria che non passa soltanto dalle parole, ma da un clima emotivo, da una sensazione che ogni personaggio porta con sé. È per questo che, in quest’opera, il silenzio ha un ruolo centrale. In particolare, mi piace pensare ai bambini come piccoli detective: attraversano le varie scene a caccia di ciò che non viene detto. C’è quasi una dimensione “allucinatoria”, una ricerca costante di significati nascosti.» (Mascha Schilinski)
«Quando si parla di “ottima regia” non si dovrebbe solo e banalmente pensare alla capacità, che Schilinski dimostra pienamente, di girare bei longtake, di saper sfumare espressivamente il colore, deformare un’inquadratura, giocare con gli stilemi dell’horror (si pensi all’inquietante fotografia di “Alma” già morta, vista dalla bimba stessa, con una madre dal volto sfuocato e incubale), dell’usare la pellicola come il digitale, ma occorrerebbe soprattutto riflettere sul coraggio di mostrare. Mostrare la violenza del vivere, cosa che Il suono di una caduta fa senza tirarsi indietro un istante: vivere è ferale perché siamo tutti cose posate in un angolo e dimenticate e chi ha l’ardire di dedicare un film a questo sentimento estremo andrebbe sempre incoraggiato, specie in una società come la nostra che vive di rimozione e di lustrini idioti. È un film di corpi, di ferite, di amputazioni, di cadaveri preparati per le bare o per le foto di famiglia (difficile da sostenere l’inquadratura di un occhio “cucito” prima della sepoltura): la cineasta tedesca dimostra un tocco raro, prezioso, in grado di far scorrere l’inconoscibile sulla sottile linea del visibile.» (Elisa Battistini, Quinlan.it)




