LA GIOIA
un film di Nicolangelo Gelormini
con Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca, Francesco Colella, Betti Pedrazzi
sceneggiatura: Giuliano Scarpinato, Benedetta Mori,
dall’opera teatrale “Se non sporca il mio pavimento – Un melò”
di Giuliano Scarpinato, Gioia Salvatori
fotografia: Gianluca Palma
montaggio: Chiara Vullo ● musiche: TÓTI GUÐNASON
produzione:HT Film, Indigo Film, Vision Distribution
distribuzione: Vision Distribution
Italia, 2025 ● 108 minuti
v.o. italiano
2025 Mostra del Cinema di Venezia: Giornate degli Autori, Concorso
giovedì 12 febbraio ore 21.20
proiezione speciale
in sala il regista Nicolangelo Gelormini
insieme a Valeria Golino e Saul Nanni

arriva al Beltrade La Gioia di Nicolangelo Gelormini, un dramma intenso che mette in contatto due solitudini. un legame proibito e fragile diventa il luogo in cui desiderio, bisogno d’affetto e autodistruzione si intrecciano fino a confondersi.
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Gioia è un’insegnante di liceo che non ha mai conosciuto l’amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui vive ancora. Tra gli studenti della sua scuola c’è Alessio, un ragazzo, che usa il suo corpo come uno strumento per rimediare qualche centinaio di euro e aiutare sua madre, cassiera in un supermercato. Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi. Ma il desiderio di un riscatto sociale e umano per Alessio è un veleno silenzioso che gli impedisce di farsi conquistare definitivamente dalla dolcezza disarmante di Gioia. Così, distrugge tutto e cancella l’unica persona che lo abbia mai amato.
«L’irruzione di Alessio nella tranquilla esistenza di Gioia, che non conosce la vita se non attraverso i libri e l’amore attraverso Flaubert, non può che produrre un’irreversibile collisione. Gioia e Alessio sono due personaggi ricreati nella fantasia, nell’invenzione cinematografica per dare corpo al sentimento di isolamento che caratterizza il nostro presente. Attorno a loro si dibattono disperatamente figure meschine, incattivite dalla vita di una provincia feroce. Il senso che ne deriva è quello di un disperato abbandono, di un cupio dissolvi, una volontà di annientamento che avvelena l’esistenza. Il sacrificio laico di Gioia, che con la tenace purezza dei propri sentimenti non si è conformata al cinismo del mondo, segna la definitiva impossibilità di redenzione dal male per chi il male ha commesso.» (Nicolangelo Gelormini)
«La Gioia è infatti volutamente un film che non ha alcuna intenzione di indorare la pillola della violenza più profonda, barbarica, allo spettatore, negando quella più eclatante visibile. La violenza espressa non è infatti riducibile all’omicidio, ma è la radicale privazione del contatto con il prossimo, l’assoluta mancanza di compassione. Ugualmente è in questo caso interessante, e non dettata da pruderie, l’idea di non mostrare l’atto sessuale tra i due protagonisti, lasciato fuori campo, in una realtà parallela (nel film, beffardamente, si sente più di una volta la canzone de Il tempo delle mele, Reality, che recita “Dreams are my reality…”). In questa squallida vicenda (il film è tratto dal testo teatrale Se non sporca il mio pavimento di Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori) si respira un persistente desiderio di annientamento e morte che niente e nessuno riscatta in alcun modo.» (Elisa Battistini, quinlan.it)




