MARTY SUPREME
un film di Josh Safdie
con Timothée Chalamet, Gwynet Paltrow, Odessa A’zion, Abel Ferrara, Tyler the Creator
sceneggiatura: Josh Safdie, Ronald Bronstein ● fotografia: Darius Khondji
montaggio: Ronald Bronstein, Josh Safdie ● musiche: Daniel Lopatin
produzione: A24, Elara Pictures, IPR.VC
distribuzione: I Wonder Pictures
Stati Uniti, 2025 ● 149 minuti
v.o. inglese con sottotitoli in italiano

Il ping-pong secondo Josh Safdie: una sinfonia crepuscolare verso il termine della notte, nella speranza di un’ultima vittoria. Frenetico e travolgente, MARTY SUPREME di Josh Safdie è un’esplosione visiva e narrativa che oscilla fra adrenalina, ironia e tensione emotiva, diretto con ritmo sfrenato e interpretato magistralmente da un Timothée Chalamet da Oscar. Al suo fianco, un cast stellare che include Gwyneth Paltrow, Odessa A’zion e Tyler “The Creator” Okonma.
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Marty Mauser è un venditore di scarpe con un’irrefrenabile ossessione per il ping pong che si muove nella New York degli anni ’50 fra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria. Un’esistenza rocambolesca per un personaggio che sogna in grande, eccentrico e ambiziosissimo, smodato e leggendario.
«Marty Supreme non è una biografia sportiva, ma vuole coniugare la vita reale e lo spirito, l’anima di un uomo destinato a essere più spesso un perdente che un vincitore. Io penso che essere un perdente offra la possibilità di essere anche un vincitore. Perché avere un sogno, perseguire una passione significa essere eroi quotidiani.» (Josh Safdie)
«Tutto è falso in Marty Supreme e tutto sembra allo stesso tempo credibilissimo. Proprio come quel Chalamet dagli occhialetti tondi, baffetti appena accennati con la matita, capelli a fungo, secco secco, una specie di saettante ago in punta di piedi a bordo tavolo, metronomo inesausto delle proprie vicende rocambolesche. Una prova maiuscola, ironica, travolgente, di certo non simpatica e ammiccante, sempre un tantino fastidiosa, ma assolutamente di classe cristallina. Non solo osservatelo quando cerca la rivincita dimenandosi davanti a Endo, ma soprattutto quando fa gli occhietti spiritati e offesi di fronte alle bugie dell’amata messa incinta: vorreste prenderlo a schiaffi e allo stesso tempo sperare che se la cavi, che vinca, che esca dall’effetto domino della sfiga.» Davide Turrini, Il fatto quotidiano)





