
THE BREAKING ICE
Ran dong
un film di Anthony Chen
con Dongyu Zhou, Haoran Liu, Chuxiao Qu
sceneggiatura: Anthony Chen ● fotografia: Jing-Pin Yu
montaggio: Hoping Chen, Mun Thye Soo ● musiche: Kin Leonn
produzione: Canopy Pictures
distribuzione: Tucker Film
Cina, Singapore, 2023 ● 97 minuti
v.o. mandarino, coreano, inglese con sottotitoli in italiano
2023 Cannes FF: Un Certain Regard
Denver FF: premio per la regia

Di quanto tempo ha bisogno l’estraneità per diventare intimità? A volte servono anni, altre è questione di pochi e intensi istanti. Prendendo ispirazione da un classico del cinema come “Jules e Jim”, Anthony Chen racconta, attraverso la disillusione e i conflitti dei suoi giovani protagonisti, le inquietudini di un’intera generazione nella Cina contemporanea.
16:40
16:20
Il profilo maestoso del monte Changbai. La neve. Il freddo. L’inverno. E tre ragazzi che quella neve, quel freddo, quell’inverno ce li hanno dentro: Haofeng, Nana e Xiao. Haofeng arriva a Yanji per un banchetto di matrimonio e là, dove Cina e Corea del Nord sono così vicine da sfiorarsi, la sua esistenza si intreccia casualmente con quella di due perfetti sconosciuti, anime dolenti e complicate che, proprio come Haofeng, sentono forte l’esigenza di sentirsi vivi, esistere.
«The Breaking Ice è nato perché, dopo due anni di isolamento durante la pandemia, sentivo l’urgenza di girare un film: stavo vivendo un’enorme crisi d’identità e avevo bisogno di “esistere” di nuovo. Come uomo e come regista. Come regista, volevo liberarmi dalle mie vecchie abitudini e volevo sfidare me stesso, uscendo dalla comfort zone. Cinematografica ma anche geografica: Yanji è uno dei luoghi più freddi della Cina e non c’ero mai stato prima. La mia intenzione era quella di intercettare lo spirito dei giovani cinesi di oggi e spero che il risultato finale risulti liberatorio quanto lo è stato il processo di realizzazione. È un film che ho realizzato in brevissimo tempo, dall’ideazione al completamento: l’impresa più folle in cui mi sia imbarcato da parecchi anni a questa parte. È stato un atto di fede per tutti noi. Un’avventura davvero selvaggia in un luogo davvero gelido!» (Anthony Chen)
«Film dal tratteggio mai esibito, né per quello che riguarda gli aspetti più dolorosi né per i momenti più sensuali (magnifica la sequenza della ragazza sotto la doccia), capace di toccare corde emotive senza ricorrere a chissà quali incredibili espedienti. Tra scorrazzate in moto, serate nei locali, la tenerezza di un amore intenso e fugace, le cicatrici di un percorso – fisiche, come quella sulla caviglia di Nana, e interiori, come quelle di Haofeng, una vita di studi, un lavoro nella finanza di Shanghai, “e per cosa?” – che potrebbero rimarginarsi grazie alla libertà data da un incontro non previsto e la condivisione di attimi mai più ripetibili.» (Valerio Sammarco, Cinematografo.it)