ACCATTONE ● dal 2 novembre

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ACCATTONE

un film di Pier Paolo Pasolini
con Franco Citti, Franca Pasut, Silvana Corsini
sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini ● fotografia: Tonino Delli Colli
montaggio: Nino Baragli ● musiche: Carlo Rustichelli
produzione: Cino Del Duca Films
distribuzione: Cineteca di Bologna
Italia, 1961 ● 117 minuti

v.o. in italiano

Restaurato da Cineteca di Bologna e The Film Foundation in collaborazione con Compass Film
presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata, grazie al sostegno di Hobson/Lucas Family Foundation.
Grading supervisionato da Luca Bigazzi

torna in sala in versione restaurata grazie alla Cineteca di Bologna, lo straordinario film d’esordio di Pier Paolo Pasolini, una delle opere più rappresentative degli anni ’60.

Vittorio, soprannominato Accattone, è un delinquente che vive nello squallore della periferia romana. Quando si innamora di una giovane donna, l’uomo decide di ravvedersi e vivere onestamente, ma per lui non sembra esserci possibilità di riscatto.

«La miseria materiale e morale, la sensualità senza ideali, l’atavico e superstizioso cattolicesimo pagano di un sottoproletario della periferia romana. Questo, secondo Pasolini, il suo Accattone, film d’esordio che supera l’esperienza del neorealismo per restituire il dramma epico-religioso di un mondo pre-borghese. “In Accattone ho voluto rappresentare la degradazione e l’umile condizione umana di un personaggio che vive nel fango e nella polvere delle borgate di Roma. Io sentivo, sapevo, che dentro questa degradazione c’era qualcosa di sacro, qualcosa di religioso in senso vago e generale della parola, e allora questo aggettivo, ‘sacro’, l’ho aggiunto con la musica. Ho detto, cioè, che la degradazione di Accattone è, sì, una degradazione, ma una degradazione in qualche modo sacra, e Bach mi è servito a far capire ai vasti pubblici queste mie intenzioni”.» (Pier Paolo Pasolini)

«Proiettato alla Mostra di Venezia del 1961, Accattone si abbattè sul cinema italiano con una violenza rinnovatrice pari a quella di Ossessione di Visconti e di pochi altri film. (…) fu il gesto blasfemo con cui i sottoproletari, le prostitute, i ladri di polli strapparono alle stars hollywoodiane, agli eroi di guerra, ai comici del varietà un lembo di schermo, un posto al sole nell’immaginario novecentesco. (…) Pasolini, già letterato di chiara fama, lo firmò come un romanzo mostrando una via italiana al concetto di autorialità, in risposta alla via francese, della quale tutti i registi dal ’61 in poi gli sono (più o meno direttamente) debitori (…). Se non bastasse, Accattone ridisegnò la geografia del paese mostrando non soltanto i palazzi in mezzo al nulla nell’immediato dopoguerra, ma anche quello stesso nulla fatto di sterpi e melma, di sottopassaggi stradali; insomma quei non-luoghi che, come buchi neri, risucchiano nell’oscurità quelle vite e quegli oggetti che non possono conoscere la luce se non per pochi fatali istanti, sufficienti però perché la nostra retina, come la sacra sindone, ne rechi per sempre l’impronta.» (Carlo Altinier, sentierisalvaggi.it)