Di queste luci si servirà la notte incontro con Adrian Paci

/ / Senza categoria

Di queste luci si servirà la notte
una serata con Adrian Paci

Di queste luci si servirà la notte ● 2017, 9’ 47’’
Vedo rosso ● 2020, 11’ 38’’
The Guardians ● 2015, 6’ 22’’
Interregnum ● 2017, 18’00’’
Prova ● 2019, 10’16’’
U’ncuontru ● 2021, 16’59”

Tutti i video: Courtesy the artist, Kaufmann Repetto, Milano e New York,
Galerie Peter Kilchmann, Zurich
U’ncuontru anche: Galleria Laveronica arte contemporanea, Modica
Vedo Rosso anche: Fondazione In Between Art Film

dopo la proiezione, l’artista commenterà le sue opere insieme a Roberto Pinto,
storico dell’arte contempornea e critico
si consiglia di prenotare: prenota@cinemabeltrade.net

dopo VEDERE/GUARDARE L’ARTE CONTEMPORANEA, incontro nel quale Adrian Paci presentava alcune sue opere video create tra il 1999 e il 2013, l’artista ritorna al Beltrade con alcuni lavori recenti

Nato a Shkoder (Scutari) in Albania, Paci ha studiato arte a Tirana e a Milano. Nel 1997, nel clima di caos esploso in Albania nel 1997, si è trasferito con la famiglia a Milano. Tra le sue opere, esposte nei più importanti appuntamenti internazionali dell’arte contemporanea, non solo video ma anche dipinti, fotografie, mosaici e spunti autobiografici, in una continua meditazione sulla difficoltà del vivere nella contemporaneità.

sabato 18 settembre
21:30

Di queste luci si servirà la notte
Siamo nel fiume, sopra e dentro il flusso che scorre, e un remo articola paziente i movimenti dei filamenti sostenuti dalle acque. È un gesto antico e rituale che lentamente guida la barca di legno, muovendo dieci fibre ottiche di 12 metri ciascuna. Nei giorni in cui il video è stato girato, Adrian Paci ha presentato un’azione in cui la barca con i suoi tentacoli luminosi ha percorso l’Arno, guidata dai gesti del renaiolo Vieri Castaldi, protagonista di una performance che ha invitato molti fiorentini e turisti a guardare al fiume con rinnovata curiosità. Ora i gesti di quell’azione tornano nel video parlando del fiume dove tutto scorre, della sua identità nascosta e della memoria dell’acqua, del transito continuo delle cose e della nostra condizione umana.

Vedo rosso
Lo schermo è saturo di un rosso palpitante che, solo per alcuni istanti, è interrotto dalla comparsa di un occhio. La scelta, quasi paradossale, di affrontare il dramma della violenza domestica attraverso la negazione dell’immagine rivela una sorta di “impossibilità” del racconto. È come se l’obiettivo del cellulare non riuscisse a riprendere l’ambiente domestico.
Gli occhi che fanno una fugace apparizione sono frammenti di ritratti filmici di rifugiate siriane che Paci ha girato a Beirut nel 2018: anche qui siamo di fronte a un movimento – quello migratorio e legato alla salvezza – che viene negato, insieme con la possibilità, spesso sottratta ai rifugiati, di raccontare la propria storia.
Un testo originale scritto e interpretato da Daria Deflorian fornisce la struttura narrativa.
Vedo rosso è una polifonia per colore e voce, una tessitura che intreccia tre forme di isolamento, di costrizione e di negazione tanto spaziali quanto interiori e che tematizza sia il limite sia il desiderio del suo superamento.

The Guardians
Il video racconta di un cimitero cattolico dismesso durante la dittatura, e divenuto sede di incontri altrimenti impossibili; recuperato in seguito alla caduta del regime, nel 1991, e da quel momento investito da un fenomeno di proliferazione entusiasta ma disordinata, e animato da bambini pagati per prendersene cura: un fenomeno che rispecchia la contraddittoria, ma inarrestabile, rinascita del paese. La disinvoltura e l’energia dei bambini dicono la forza di libertà che spinge l’uomo a infrangere costrizioni e barriere e testimoniano le innumerevoli sfaccettature possibili nella nostra relazione con la vita e con la morte.

Interregnum 
Il video raccoglie frammenti estratti da video di archivi ufficiali di Stato e trasmissioni televisive che documentano i funerali di dittatori comunisti di diverse nazionalità ed epoche. Le immagini sgranate mostrano file infinite di persone che si muovono all’unisono, apparentemente senza uno scopo, i loro volti carichi di espressioni di dolore. Diventiamo testimoni di un crescendo in cui la manipolazione di queste masse e la spersonalizzazione dell’identità individuale diventano sempre più evidenti. La domanda se la disperazione e il dolore derivano da un sentimento genuino o da un ruolo forzato, rimane senza risposta. Contemporaneamente, attraverso un meticoloso montaggio, si ridefinisce la rappresentazione del popolo e si riafferma l’individualità di ciascuno, la complessità delle proprie emozioni uniche.

Prova
Paci prende come punto di partenza il suo lavoro precedente, Turn on (2004), e lavora con gli stessi protagonisti, i disoccupati in cerca di lavoro di Shkodër in Albania. Lo sfondo è la spina dorsale in cemento di un edificio mai completato, al centro si trova un gruppo di uomini che sembrano in attesa. È buio e l’unica fonte di luce sono i lampioni del paese. Una notte intera, dal tramonto all’alba, i protagonisti si guardano, sorridono o si addormentano in piedi. Il loro linguaggio del corpo e i loro volti segnati dalla vita raccontano una storia che le parole non possono esprimere. Dopo un po’ la telecamera segue per diversi minuti un gruppo di cavalli e cani mentre corrono liberamente per le strade e sembrano deridere i protagonisti.

U’ncuontru
Ogni anno a Modica, nella giornata di Pasqua a mezzogiorno in punto, le statue del Cristo risorto e della Madonna vestita a lutto, dopo un percorso di ricerca si incontrano in piazza Monumento dove avviene la tradizionale ‘vasata’ e dove la statua della Madonna, alla vista della statua del Cristo risorto, in segno di gioia, abbandona il suo manto nero e comincia ad allargare le braccia simulando il gesto dell’abbraccio e poi quello del bacio.
In tempo di pandemia tutto questo non è stato possibile, ma Paci ha immaginato un incontro notturno e ‘clandestino’. Un incontro lontano dalle luci e dall’entusiasmo della folla. Un incontro silenzioso e intimo tra una madre e un figlio, tra una donna velata di nero che toglie il suo mantello e abbraccia il suo figlio risorto al di là degli applausi, dei suoni e della musica.