America Latina

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AMERICA LATINA

un film di Damiano e Fabio D’Innocenzo
con Elio Germano, Astrid Casali, Sara Ciocca, Maurizio Lastrico,
Carlotta Gamba, Federica Pala, Filippo Dini, Massimo Wertmüller
sceneggiatura: Damiano e Fabio D’Innocenzo
fotografia: Paolo Carnera ● montaggio: Walter Fasano
produzione: The Apartment, società del gruppo Fremantle,
Vision Distribution e Le Pacte.
distribuzione: Vision Distribution
Italia, 2021 ● 90 minuti

v.o. in italiano

2021 Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia:
In concorso per il Leone d’oro al miglior film

i fratelli D’Innocenzo tornano a fare grande cinema con un’indagine potente e spiazzante sul buio di una coscienza, non dando (come loro solito) risposte ma imponendo ad ogni spettatore una decodifica personale di una storia che non può lasciare indifferenti

Latina oggi. Massimo Sisti è un dentista molto professionale sia con i pazienti che con le sue collaboratrici. Ha una bella famiglia (moglie e due figlie che sono al centro della sua vita), una villa molto ampia e immersa nel silenzio. In definitiva è un uomo socialmente arrivato grazie al proprio senso del lavoro e della serietà. In questo contesto, in un giorno qualsiasi, Massimo scende nel suo grande scantinato in cui incontra l’assurdo.

«La prima stesura era molto breve, il nostro doveva premiare l’evocazione del cinema. Una storia dritta, che ci ha permesso di osservare un uomo che si destreggia tra vita pubblica e privata. Lui è scisso tra due realtà, e tutto questo genera una tensione che è il cuore del film» (Fabio e Damiano D’Innocenzo)

«Vedendo America Latina (…), lo spettatore viene letteralmente inondato da simbolismi e da richiami acuti, che giocano con il raziocinio melanconico di Edward Hopper e con gli scritti di Raymond Carver, finendo per sfiorare Il Giardino delle Vergini Suicide (in particolar modo per i costumi firmati da Massimo Cantini Parrini) e, pensate un po’, il Nosferatu di Murnau o il Dracula di Francis Ford Coppola. Indirettamente, c’è una potente melting pot di generi, che spaziano dal thriller all’horror, arricchendo il film di commistioni rielaborate che, sempre e comunque, mettono al centro la figura totalizzante di Massimo / Elio Germano, al contempo principio e fine dell’intero film, e che si ritrova ad affrontare la sua vera natura e la sua vera identità, in bilico tra due mondi che non potranno mai incontrarsi. Questo, naturalmente, finisce per generare domande su domande, senza però che abbiano necessariamente delle risposte definitive. Insomma, non è bellissimo e spaventoso tutto ciò? Eccome. Eccome se lo è.» (Damiano Panattoni, hotcorn.it)