arrugas

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arrugas • rughe

UN FILM d’animazione DI Ignacio Ferreras
SCENEGGIATURA: Ángel de la Cruz, Paco Roca, Ignacio Ferreras e Rosanna Cecchini
(tratta dall’omonima graphic novel di Paco Roca)
Disegno personaggi: Paco Roca • Musica: Nani garcia
Fotografia: DAvid Cubero
spagna, 2011 • 89 MINUTI

v.o. spagnolo con sottotitoli in italiano

2012 Annecy International Animated FF: menzione speciale Miglior Film

arriva al Beltrade sul sofà uno dei primi titoli programmati al Beltrade anni fa,  ARRUGAS – RUGHE di Ignacio Ferreras, il film d’animazione tratto dal graphic novel di Paco Roca dedicato agli anziani, per capirli meglio, per capirci di più.

Arrugas racconta l’amicizia tra Emilio e Miguel, due anziani che s’incontrano in una residenza geriatrica. Emilio, che arriva in uno stato iniziale di Alzheimer, verrà aiutato da Miguel e altri compagni a non finire al tanto temuto ultimo piano dell’istituto, dove viene recluso chi ha perso la ragione e non può più provvedere a se stesso. Il loro piano tinge di commedia e grandi dosi di tenerezza la quotidianità altrimenti tediosa della residenza, dove per molti la vita sembra ormai finita, ma per loro invece sta iniziando di nuovo.

«Arrugas nasce dalla necessità di parlare della vecchiaia, un tema scarsamente trattato nel cinema come nella letteratura. Nella nostra società un anziano è un attore non protagonista e il film parla di ciò che sentono le persone anziane ormai lontane nella vita dai ruoli principali. (…)  Praticamente non ho inventato niente. Gli aneddoti reali erano così efficaci che era impossibile superarli. Emilio [il protagonista] è il padre di un mio caro amico… Ho pure conosciuto una signora che passava le sue giornate alla finestra pensando di viaggiare in treno: per farla mangiare la si doveva convincere d’andare al vagone ristorante.» (Paco Roca)

«Arrugas, premiato con due Goya, pur trattando temi non troppo maneggevoli come la vecchiaia, la solitudine e l’alzheimer, ha il merito dell’eleganza con cui espone la storia di un uomo apparentemente sano ed equilibrato che si vede sprofondare minuto dopo minuto nella malattia, in un vissuto quotidiano completamente spaccato tra un passato accogliente e un futuro spaventoso. (…)  Inutile dire come questo film si presenti con rara grazia e malinconia, senza cadere nel buonismo o nella retorica. (…) Nel film non ci sono vittime ed aguzzini; i giovani di oggi, le famiglie dei pazienti a malapena abbozzati nella scena delle visite, non sono che un mero riflesso di un passato fin troppo fugace e di un futuro che per quanto cupo può essere salvato dall’amicizia e dall’umana gentilezza.» (Maria Eleonora C.Mollard)