Atlantide

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ATLANTIDE

un film di Yuri Ancarani
con Daniele Barison, Maila Dabalà, Bianka Berenyi, Jacopo Torcellan
fotografia: Yuri Ancarani
montaggio: Yuri Ancarani ● musiche: Sick Luke e Lorenzo Senni
produzione: Dugong Films con Rai Cinema
distribuzione: I Wonder Pictures
Italia,  2021 ● 104 minuti

venerdì 26 novembre prima della proiezione di mezzanotte
ospite in sala il regista Yuri Ancarani

78 Mostra del cinema di Venezia: Sezione Orizzonti

presentato in concorso nella sezione Orizzonti del Festival di Venezia, il film di Ancarani è un flusso d’immagini e storie ai margini di una Venezia morente accompagnata dalla Trap di Sick Luke, un’intrigante esperienza visuale che si dirige verso la sperimentazione.

giovedì 2 Dicembre
14:00

venerdì 3 Dicembre
11:00

sabato 4 Dicembre
22:30

domenica 5 Dicembre
10:30

lunedì 6 Dicembre
17:00

martedì 7 Dicembre
11:00

giovedì 9 Dicembre
19:30

La laguna rappresenta un rifugio per molti giovani veneziani. Tra di essi, Davide, giovane ventiquattrenne che si distingue dai suoi coetanei per un carattere più schivo e una vita più solitaria. Tutti loro, però, condividono la passione e il culto del barchino. Avere l’imbarcazione più veloce è sinonimo di potere e anche il protagonista, dopotutto, vorrebbe battere il record di velocità. Decide quindi di rubare un’elica, azione che lo porterà a vivere tragici eventi. Intanto, lo seguiamo nelle sue relazioni amorose e nei confronti con gli altri ragazzi della città.

«Atlantide è un film nato senza sceneggiatura. I dialoghi sono rubati dalla vita reale, e la storia si è sviluppata in divenire durante un’osservazione di circa quattro anni, seguendo la vita dei ragazzi. Questo metodo di lavoro mi ha dato la possibilità di superare il limite di progettazione tradizionale nel cinema: prima la scrittura e poi la realizzazione. Così il film ha potuto registrare in maniera reattiva questo momento di grande cambiamento di Venezia e della laguna, da un punto di vista difficile da percepire, attento allo sguardo degli adolescenti. Il desiderio di vivere così da vicino le loro vite, dentro i loro barchini, ha reso possibile tutto il resto: il film si è lentamente costruito da solo.» (Yuri Ancarani)

«Filmmaker e video-artist Ancarani lavora tra documentario e cinema. Non rispetta delle strutture narrative, non sono importanti. Si abbandona sotto cassa al flusso di immagini (…). La macchina viene presa d’assalto, il film procede tra grossi blocchi di videoclip Trap a bordo barca, dove l’unica cosa importante è prendersi la scena. I suoi personaggi sfondano la quarta parete, entrano in contatto diretto con lo spettatore per sedurlo. Finalmente sono al centro del fotogramma. Spingono ed eccedono, finalmente visibili, finalmente protagonisti nonostante siano cartacce in mezzo ai vicoli di Venezia. E si fanno trasportare dal vento e dall’acqua che li attira come una sirena sempre più verso il baratro di una città da dominare, come la vita, prima che tutto diventi acqua, prima che tutto affondi per sempre.» ( Carmelo Leonardi, sentieriselvaggi.it)