ATLANTIS

/ / Senza categoria

ATLANTIS

un film di Valentyn Vasyanovych
con Andriy Rymaruk, Vasyl Antoniak, Liudmyla Bileka, Lily Hyde, Philip Paul Peter Hudson
sceneggiatura: Valentyn Vasyanovych ● fotografia: Valentyn Vasyanovych
montaggio: Valentyn Vasyanovych
produzione: Garmata Film Production, Limelite
distribuzione: Wanted Cinema
Ucraina, 2019 ● 108 minuti

v.o. ucraino con sottotitoli in italiano

2019 Mostra del cinema di Venezia: Premio Orizzonti per il Miglior Film

il Piccolo Teatro dedica all’Ucraina una sezione del festival Presente Indicativo, il Focus Ucraina, dal 17 al 24 maggio proiezioni di spettacoli teatrali e film.

Al Beltrade due lavori di due registi ucraini aprono e chiudono il focus: ATLANTIS di Valentyn Vasyanovych e DONBASS di Sergei Loznitsa.

clicca qui per il programma del festival 

martedì 24 Maggio
19:30

mercoledì 25 Maggio
13:30

Atlantis è ambientato in un futuro prossimo, non troppo lontano, dopo che la guerra tra Ucraina e Russia è finalmente giunta al termine. Racconta la storia di Sergeij, un ex soldato che ha fatto ritorno dal fronte con un grave disturbo da stress post-traumatico, tant’è che l’uomo non riesce a riprendere la sua vita precedente e adattarsi a una realtà non bellica. Quando il suo migliore amico, con cui ha combattuto in guerra, si suicida a seguito della chiusura della fonderia presso dove era impiegato, Sergeij decide di tornare là, sui campi di battaglia. L’ex soldato aderisce a un progetto portato avanti da un’associazione di volontari per recuperare i corpi dei morti in guerra; è così che Sergeij fa ritorno in quei posti inceneriti che tanto lo hanno segnato. Durante il progetto conosce Katya, la responsabile, con cui inizia a stringere un forte legame e grazie alla quale comprende che è possibile vivere in una nuova realtà, in un futuro che sia migliore del tragico passato che tanto lo tormenta.

«In Atlantis, non avevo bisogno di mostrare l’intero quadro: i dettagli erano molto più importanti. Volevo andare oltre i semplici fatti e spostare l’intera trama nel futuro mi ha permesso di riflettere su ciò che sta accadendo. È stato un esercizio psicologico per il mio cervello. È vero che solo ora stiamo iniziando a parlare di questi eventi come cineasti, ma la maggior parte della società preferisce ancora ignorarlo. Sai com’è: quando affronti qualcosa di spaventoso, continui a dirti che non esiste. Ma non funziona così: in questo modo, eviti semplicemente la situazione, che alla fine può solo peggiorare.» (Valentyn Vasyanovych)

«Ogni cosa ha un inizio e una fine, ci avverte Vasyanovych con le immagini a raggi infrarossi poste a prologo ed epilogo del film. In mezzo, serve una strada sicura da percorrere attraverso la “zona”. È quello che tenta di fare Sergeij, ex soldato colpito da una grave forma di stress post-traumatico. (…) Dare degna sepoltura ai difensori dell’Ucraina “temporaneamente non identificati”. È questa la terapia che permette al protagonista di restituire parziale significato alla propria vita (…). C’è dunque via di uscita dal conflitto tra Russia e Ucraina? Vasyanovych si dichiara ottimista, ma denuncia l’urgenza di porre fine alla guerra. I problemi più gravi non sono quelli politico-economici, bensì quelli umani ed ecologici. L’acqua inquinata degli stabilimenti abbandonati sta avvelenando la terra, i campi rimangono incolti, nulla nasce più. Di Atlantis rimangono indimenticabili i lunghi piani sequenza delle autopsie, con inquadrature geometriche e fisse, dominati dal realismo più crudo e potente. Una visione non certo facile, ma necessaria.» (Cristina Matteucci, cinematografo.it)