BATTLE ROYALE – director’s cut

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BATTLE ROYALE
Batoru Rowaiaru

un film di Kinji Fukasaku
con Takeshi Kitano, Tatsuya Fujiwara, Aki Maeda
sceneggiatura: Kenta Fukasaku ● fotografia: Katsumi Yanagishima
montaggio: Hirohide Abe ● musiche: Masamichi Amano
produzione: Battle Royale Production Committee
distribuzione: CG Entertainment
Giappone, 2000 ● 113 minuti

v.o. giapponese con sottotitoli in italiano

2000 Japanese Academy Award: miglior montaggio, premio popolare

perseguitato dal governo giapponese e mal distribuito a livello internazionale, poi baciato dalla benedizione di Quentin Tarantino che lo definì “il film che avrei voluto dirigere”, Battle Royale è forse il cult per definizione del cinema nipponico degli ultimi venticinque anni: frenetico, angosciante eppure irresistibile, riflessione fantapolitica il cui influsso si fa sentire più che mai nella cultura di massa di oggi e ultima tappa della filmografia di un maestro del cinema orientale.

I giovani giapponesi sono troppo esagitati. Per disciplinarli viene emanato il Battle Royale Act: ogni anno una scolaresca viene estratta a sorte e catapultata su un’isola deserta. Sorvegliati dal prof. Takeshi e da un nucleo militare, gli studenti si giocano la “battaglia reale”: ognuno riceve un’arma diversa, che sia un bazooka o una pinza per le ciglia, e si dà alla macchia. Scopo del gioco: eliminare tutti gli altri entro tre giorni. Regole: nessuna.

«Ho sempre voluto fare un film sui giovani. In questi giorni stiamo assistendo ad una crescita esponenziale della delinquenza giovanile e questo mi ha fatto ripensare a quando avevo io 15 anni: lavoravo in una fabbrica di armamenti militari che veniva bombardata ogni giorno, ritrovandomi sempre a ripulire i corpi dei ragazzi che erano stati uccisi. Poi, all’improvviso, il Giappone perse la guerra e ne derivò un grande scoraggiamento degli adulti che non riuscirono più a comunicare adeguatamente con le nuove generazioni. La stessa cosa sta succedendo oggi, dopo lo scoppio della bolla economica: i grandi, specialmente gli uomini d’affari, hanno perso le proprie certezze e i ragazzi si trovano impossibilitati a instaurare un vero dialogo con loro.» (Kinji Fukasaku)

«Battle Royale segna uno degli ultimi momenti in cui la produzione “popolare” giapponese osò mettere in atto un pamphlet politico, senza ricorrere ad alcun compromesso. Fukasaku, insieme al figlio Kenta, ordisce una narrazione che lascia senza fiato, ricca di colpi di scena pur nella sua inevitabile mattanza, ma anche attenta a costruire una psicologica credibile per quasi tutti i personaggi in scena, a partire ovviamente dall’insanabile dolore che si tramuta in ferale ossessione di morte incarnata da Takeshi Kitano, che concede addirittura il suo cognome al personaggio che interpreta, (…)  Battle Royale è l’appassionante coming-of-age di una generazione a cui non viene concesso il diritto di crescere, ma solo quello di uccidersi a vicenda per guadagnarsi un posto nella società.» (Raffaele Meale, Quinlan.it)