CORPUS CHRISTI ● dal 29 ottobre

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CORPUS CHRISTI
Boze Ciało

un film di Jan Komasa
con  Bartosz Bielenia, Aleksandra Konieczna, Eliza Rycembel, Tomasz Zietek, Barbara Kurzaj
sceneggiatura: Mateusz Pacewicz ● fotografia: Piotr Sobocinski Jr.
montaggio: Przemyslaw Chruscielewski
musiche: Evgueni Galperine, Sacha Galperine
produzione: Aurum Film
distribuzione: Wanted Cinema
Polonia, Francia, 2019 ● 116 minuti

v.o. polacco con sottotitoli in italiano

Chicago IFF, 2019: miglior attore
Minsk IFF, 2019: premio del pubblico, miglior regia, premio speciale della giuria
Polish Film Award, 2020: premio del pubblico, migliori attore e attrice protagonisti e non,
regista, sceneggiatura, fotografia, film e montaggio. scoperta dell’anno
76. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: Giornate degli Autori

Terzo lungometraggio di finzione del regista polacco, Presentato alle Giornate degli autori 2019. Un’indagine sulle dinamiche sociali di una piccola comunità. Su i conflitti, la mentalità e la sua propensione ad essere influenzata da un leader.

Daniel è un ventenne che vive una trasformazione spirituale mentre sconta la sua pena in un centro di detenzione. Daniel vorrebbe farsi prete ma questa possibilità gli è preclusa per la sua fedina penale. Uscendo dal centro di detenzione, gli è assegnato un lavoro presso un laboratorio di falegnameria in una piccola città, ma al suo arrivo, essendosi vestito da prete, viene scambiato per il parroco. La comparsa di questo giovane e carismatico predicatore diventa l’occasione per la comunità, scossa da una tragedia avvenuta qualche tempo prima, per cominciare a rimarginare le sue ferite.

«La domanda che volevo porre era “Devi essere davvero un vero sacerdote per diventare una brava persona?”. Ci sono chiese differenti, con valori diversi. Quindi com’è possibile che la chiesa cristiana possa contenere tante visioni diverse? Come se si contraddicessero tra di loro? Quindi credo che la chiesa, come istituzione, sia una fantastica contraddizione di se stessa. Filosoficamente è impossibile giungere a patti con tante differenti opinioni, valori e approcci. Poi abbiamo Daniel che concretamente fa qualcosa di buono per la comunità, e poi c’è questa antagonista principale che è la sagrestana (…) che tiene le redini, che si prende cura del trauma del villaggio. Io cercavo una persona che avesse un approccio morboso alla vita, ai suoi valori, al conservazionismo, alla religione e lei rappresenta questo tipo di società. In una società di questo tipo, tu puoi mostrare la verità ma loro non la vedranno mai.» (Jan Komasa)

«Un film semplice (…) di buona fattura e messa in scena, un film di personaggi delineati psicologicamente, che si basa su una drammaturgia non originale, costruita su un fatto di cronaca estremo. Centrale nella buona riuscita è il protagonista Daniel, incarnato dall’attore Bartosz Bielenia, che mantiene un volto enigmatico, quello di una persona certamente turbata, ma della quale è difficile scrutare quali siano le vere intenzioni, e fino a che punto arrivi la sua dedizione al sacerdozio (…). Daniel non rifiuta i piaceri della carne, si configura come un prete anticonformista, giovane, che beve birra, che dà suggerimenti amichevoli in confessionale, e che inscena le prediche a ritmo di rap. Un film non contro la religione, bensì contro i dogmatismi, contro una religione sclerotizzata e asservita al potere» (Giampiero Raganelli, Quinlan.it)