divine comedy
Komedi-e elāhi
un film di Ali Asgari
con Hossein Soleimani, Mohammad Soori, Amirreza Ranjbaran, Faezeh Rad
sceneggiatura: Alireza Khatami, Bahram Ark, Bahman Ark, Ali Asgari
fotografia: Amin Jafari
montaggio: Ehsan Veseghi ● musiche: Hossein Mirzagholi
produzione: Seven Springs Pictures, Taat Films Kadraj, Zoe Films,
Salt for Sugar Films Studio Zentral
distribuzione: Teodora
Iran, Italia, Francia, Germania, Turchia, 2025 ● 98 minuti
v.o. Persiano, Azero con sottotitoli in italiano
2025 Mostra del Cinema di Venezia: Orizzonti
sabato 17 gennaio ore 19 proiezione speciale
in sala il regista Ali Asgari

Accolto con entusiasmo all’ultima Mostra di Venezia, arriva al cinema DIVINE COMEDY, il nuovo film di Ali Asgari, tra le voci più apprezzate del cinema iraniano di oggi. conosciuto in Italia per film come La bambina segreta e Kafka a Teheran, Asgari si conferma un maestro nell’usare l’umorismo come strumento di denuncia del regime degli ayatollah, con uno stile e un’ironia a metà strada tra Nanni Moretti e Woody Allen.
19:00
Bahram è un regista quarantenne che ha trascorso l’intera carriera realizzando film in turco- azero, nessuno dei quali è mai stato proiettato in Iran. Il suo ultimo lavoro, a cui il Ministero della Cultura ha nuovamente negato l’autorizzazione, lo spinge al limite della ribellione. Con a fianco il produttore Sadaf, dalla lingua tagliente e in sella a una Vespa, intraprende una missione clandestina per presentare il suo film al pubblico iraniano, eludendo la censura governativa, l’assurda burocrazia e le sue proprie insicurezze.
«Komedie Elahi è radicato nel realismo, ma usa la forma cinematografica per accentuare l’assurdità del mondo che ritrae. Riflette la statica e soffocante burocrazia iraniana in cui è intrappolato il protagonista, un regista quarantenne i cui film sono stati tutti rifiutati dal Ministero della Cultura.
Il pubblico sperimenta in prima persona la lenta routine della censura. I registi Bahram e Bahman Ark, che hanno dovuto affrontare la censura, interpretano versioni romanzate di sé stessi. La loro presenza è una dichiarazione metatestuale sui temi del film. Allo stesso modo, Sadaf Asgari – a cui è stato vietato di lavorare in Iran dopo aver partecipato a Cannes per Āyehā-ye zamini – apporta un’autenticità sovversiva interpretando sé stessa. L’umorismo non nasce dalla commedia, ma dall’assurdità della repressione. Il complicato sistema di censura crolla sotto le sue stesse contraddizioni.
I personaggi rispondono con sarcasmo e arguzia silenziosa: umorismo come resistenza laddove la ribellione è pericolosa. Realizzare il film è di per sé resistenza. La verità aleggia nei silenzi, nelle risate in momenti inaspettati. Uno studio sulla resistenza, l’osservazione e il rifiuto di scomparire, l’immagine finale del film – un cane che osserva senza battere ciglio – ci ricorda il potere del cinema di portare testimonianza.» (Ali Asgari)
«La bravura di Ali Asgari con Divine Comedy sta anche e soprattutto nel modo in cui riesce a far comunicare la tragica serietà del contesto del regime iraniano, che direziona ogni decisione presa dai due protagonisti, e una comicità tagliente. Infatti, per quanto possa sembrare demotivante per un regista indipendente e ribelle come Bahram fare cinema in un clima così asfissiante come quello imposto dall’Ayatollah Khomeini, il film prende al volo questo stesso spunto, arrivando a costruire una narrazione mai banale, rendendola anzi parecchio stimolante. Per il protagonista restare e fare la propria arte, senza intermediari (quindi censure) è ciò che più conta; come spiega a suo fratello regista, autore amato dagli stessi censori perché in qualche modo non-affatto-scomodo. » (Pompeo Angelucci, sentieri selvaggi)


