DOGTOOTH

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DOGTOOTH
Kynodontas

un film di Yorgos Lanthimos
con Christos Stergioglou, Michele Valley, Aggeliki Papoulia, Christos Passalis,
Mary Tsoni, Anna Kalaintzidou
sceneggiatura: Yorgos Lanthimos, EFTHIMIS FILIPPOU
fotografia: THIMIOS BAKATAKIS ● montaggio: YORGOS MAVROPSARIDIS
produzione: Boo Productions
distribuzione: Lucky Red
Grecia, 2009 ● 94 minuti

v.o. greco con sottotitoli in italiano

2009 Festival di Cannes: Un Certain Regard Miglior Film
2011 Oscar: Candidato a miglior film straniero

v.m 18 anni

Dogtooth, il manifesto del cinema di Lanthimos arriva finalmente in sala anche in Italia.  Il film pone i saldi pilastri su cui può erigersi il nuovo cinema greco, quello che racconta la crisi, economica e umana, degli anni Dieci del nuovo millennio. Lucido, spietato e atroce, un teorema che dimostra la forza scandalosa del sacro e collassa la famiglia, prima teatro della crudeltà umana.

Da qualche parte sotto l’Acropoli e dietro il muro alto di una villa, vive una famiglia ‘autarchica’. Il padre, in comunione con una moglie sottomessa, ha deciso di crescere i propri figli al riparo dal mondo. Soltanto lui ha il diritto di superare i confini del giardino e il dovere di mantenere la famiglia. Tutte le menzogne passano per lui, anche la collera, fino lo scacco. Figlie e figlio restano a casa a imparare una vita che non ha nessuna corrispondenza col reale. A covare il nido una madre che li alleva nel culto della performance, evocando, per trattenerli dentro, una minaccia esterna. L’educazione passa per l’apprendimento di parole che hanno perso il loro referente, quella sessuale per un’impiegata della fabbrica dove il padre è dirigente. Assunta per soddisfare i piaceri del figlio maschio, Christina è l’enigmatico ospite che porterà scompiglio nella ‘tradizione’.

«Un giorno ho avuto una conversazione con alcuni amici e mi stavo burlando del fatto che due di loro si sposassero e avessero figli, perché oggi molte persone divorziano e i figli vengono allevati da genitori single. Quindi ho detto loro che non ha senso sposarsi. Ma, anche se ovviamente stavo solo scherzando, all’improvviso hanno assunto una posizione estremamente difensiva rispetto a quanto avessi appena detto. Questo mi ha fatto capire come qualcuno che conoscevo – e che non mi sarei mai aspettato reagisse in quel modo – potesse andare fuori di testa quando si scherza con la sua famiglia. È stato così che ho avuto l’idea iniziale di quest’uomo che avrebbe raggiunto “l’estremo” per proteggere la sua famiglia, che avrebbe cercato di tenerla unita per sempre, mantenendo i suoi figli lontani da qualsiasi influenza dal mondo esterno, essendo fermamente convinto che questo sia il modo migliore per allevarli.» (Yorgos Lanthimos)

«Come risvegliare la coscienza di un Paese addormentato? Con una seduta ipnotica di ipnosi. Alla seconda prova, Yorgos Lanthimos firma un’allegoria della manipolazione mentale, meglio, dell’educazione rigida delle dittature, dei totalitarismi, del patriarcato, provando a smontarli e a mostrarne il meccanismo. (…) Lanthimos svolge una cronaca di fascismo ordinario per dire qualche cosa della sua esasperazione, del suo Paese e della famiglia come spazio totalitario, mondo a sé ossessionato dalle proprie leggi.» (Marzia Gandolfi, mymovies.it)