ENDLESS BORDERS

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ENDLESS BORDERS
Marzhaye bi payan

un film di Abbas Amini
con Pourya Rahimi Sam, Minoo Sharifi, Hamed Alipour
sceneggiatura: Abbas Amini, Hossein Farokhzadeh ● fotografia: Saman Lotfian
montaggio: Hayedeh Safiyari ● musiche: Atena Eshtiaghi
produzione: Europe Media Nest
Germania, Repubblica Ceca, Iran, 2023 ● 111 minuti

v.o. persiano con sottotitoli in italiano

2023 RIFF: vincitore del Big screen award
Tirana International FF: miglior lungometraggio

FDU – Film per i Diritti Umani è una rassegna della Fondazione Diritti Umani.
Siamo la prima fondazione italiana dedicata interamente ai diritti umani, alla loro promozione e difesa, oggi più che mai attuale. Ci impegniamo quotidianamente per diffondere la consapevolezza e promuovere il rispetto dei diritti fondamentali sanciti dalle convenzioni internazionali e troppo spesso calpestati.

Un dramma coinvolgente e sofferto, ritratto di una delle pagine più turbolente della storia a noi contemporanea tracciato con maestria e profonda umanità.

Ahmad è un insegnante esiliato in un piccolo villaggio povero, composto da abitanti in prevalenza di etnia Baloch, lungo il confine iraniano con l’Afghanistan. Conosce una famiglia di rifugiati clandestini Hazāra, in fuga per la minaccia che costitu isce l’ascesa al potere dei Talebani. Poco dopo Ahmad inizia a rendersi conto che pregiudizi e dogmi dettano le loro vite, la sua prospettiva su ciò che è giusto o sbagliato cambia allora drasticamente e decide quindi di salvare due giovani legati da un amore proibito. Questa decisione potrebbe avere conseguenze terribili per tutti.

«Il mio paese, l’Iran, è una terra vasta, patria di etnie, costumi e tradizioni diverse, nonché una tappa obbligata per le rotte migratorie di numerose popolazioni, come quella afgana, funestate da crisi sociali e guerre civili. Il mio film racconta la storia di un insegnante che vive in esilio, privo ormai di speranza e coraggio. In Iran gli insegnanti sono stati in grado di smuovere l’attenzione pubblica con proteste e scioperi di portata nazionale, tuonando contro i salari ridotti e un sistema educativo ormai datato. In tutta risposta, il governo li opprime, silenzia e imprigiona. Ecco, il film cerca di contestualizzare le questioni sociali che hanno portato alla nascita di movimenti tanto organizzati quanto promettenti. Il lavoro degli insegnanti è unico perché a stretto contatto con le nuove generazioni, dà loro la possibilità concreta di sfidare un sistema educativo fondato sull’ideologia e di fomentare il coraggio e la curiosità dei più giovani. Giovani che non solo in Iran, ma in buona parte del medio oriente non sono più volti a sottomettersi alle regole e restrizioni di una società antiquata e oppressiva. Nuove generazioni tra loro interconnesse nella lotta per la libertà e una maggiore umanità.» (Abbas Amini)

«Ambientando la storia in una terra di frontiera, Amini delinea il ritratto di due Paesi attraversati da fratture e poteri imperanti che schiacciano gli individui costringendoli in gabbie familiari, culturali, politiche. Seppure in modalità diverse, ciò accade sia nella società afghana appena tornata sotto il controllo dei talebani e regolata da meccanismi tribali, sia nella più moderna teocrazia iraniana dove comunque i diritti umani vengono calpestati. Spesso inseguiti dalla camera a mano (a partire dal protagonista Ahmad), tutti i personaggi sono in fondo oppressi da catene difficili da rompere; e nel frequente ed efficace uso del campo-controcampo nei dialoghi la sofferenza di ognuno sembra specchiarsi nel volto dell’altro.» (Simone Granata, Mymovies.it)