Dio è donna e si chiama Petrunya ● LUX FILM DAYS III_16 gennaio

/ / Aperitivo, Chiacchiere, Lux

Dio è donna e si chiama Petrunya
Gospod postoi, imeto i’ e Petrunija

un film di Teona Strugar Mitevska
con Zorica Nusheva, Labina Mitevska, Simeon Moni Damevski, Suad Begovski
sceneggiatura: Teona Strugar Mitevska, Elma Tataragic ● fotografia: Virginie Saint-Martin
montaggio: Marie-Hélène Dozo ● musiche: Olivier Samouillan
produzione: Sister and Brother Mitevski, Entre Chien
distribuzione: Teodora Film
Macedonia del Nord/Belgio/Francia/Croazia/ Slovenia, 2019 ● 100 minuti

v.o. macedone con sottotitoli in italiano

2019 – Festival internazionale del cinema di Berlino: Guild Film Prize e
Premio della giuria ecumenica;
Festival del cinema di Pola: Golden Arena for Best Director;
Premio Lux: Finalista

proiezione a ingresso libero fino ad esaurimento posti
prenota il tuo posto, scrivi a prenota@cinemabeltrade.net

È il sesto anno per i LUX Film Days al Cinema Beltrade: tre serate a ingresso gratuito, dal 19 dicembre al 16 gennaio, in compagnia del grande cinema europeo.

Il Premio LUX del Parlamento europeo è il più alto riconoscimento delle Istituzioni europee per il cinema, i tre film della selezione ufficiale vengono infatti distribuiti in tutti e 28 gli Stati membri, nelle 24 lingue ufficiali attraverso i LUX Film Days

dalle 20.00, prima di ogni film aperitivo al barBRILLO (a pagamento)

IL PROGRAMMA DEI LUX FILM DAYS

► giovedì 19 dicembre ore 21.00
COLD CASE HAMMARSKJOLD di Mads Brügger (Danimarca, Svezia, Norvegia, Belgio, 201) 128 minuti

► giovedì 9 gennaio ore 21.00
EL REINO di Rodrigo Sorogoyen ( Spagna, Francia 2018) 122 minuti

► giovedì 16 gennaio ore 21.00
GOD EXISTS, HER NAME IS PETRUNYA di Teona Strugar Mitevska
(Macedonia del Nord, Belgio, Slovenia, Croazia, Francia, 2019) 100 minuti

La trascinante e molto decisa Petrunya, laureata in storia che non trova impiego nella cittadina di Štip (Macedonia), si trova nei guai per aver fatto ciò che una donna non potrebbe. La donna ottiene un colloquio con il proprietario di una delle fabbriche tessili della zona, il quale, dopo non averla ritenuta adatta né al lavoro manuale né a quello di segretaria, la importuna e poi l’offende ripetutamente. Al rientro verso casa, Petrunya si imbatte in una cerimonia ortodossa, nel corso della quale il pope getta una croce nel fiume e spetta agli uomini recuperarla. Vedendo che nessuno riesce a raggiungere il punto della caduta, Petrunya si tuffa senza esitazioni e recupera l’oggetto sacro. Ma i maschi si rivoltano, perché mai le donne sono state ammesse in gara.

«E’ tradizione dell’Epifania ortodossa raccogliere una croce gettata nell’acqua, si dice che porti fortuna e prosperità. Nel 2014 è stata una donna a recuperarla, non una femminista militante ma una donna normalissima animata però da un forte senso della giustizia. Secondo me in quell’episodio si è manifestato lo Zeitgeist dei nostri tempi e così ho deciso di scrivere una sceneggiatura su questo fatto. Mi ha interessato molto anche il modo in cui i media hanno trattato il caso. Non c’è stato alcun dibattito sugli aspetti di discriminazione di genere, il livello della cronaca era molto elementare, e questo mi ha scandalizzato e fatto riflettere. Il mondo è costruito su standard patriarcali e le donne sono definite dagli uomini. Credo che noi donne abbiamo una comprensione più profonda dell’ingiustizia e dell’eguaglianza. Fin da piccole siamo costrette a giustificare la nostra esistenza, i nostri desideri e il nostro ruolo. In fondo siamo tutte Petrunya o vorremmo esserlo. Come dice Ken Loach il cinema può essere un’arma molto affilata. » (Teona Strugar Mitevska)

«Dio esiste e si chiama Petrunya, ci dice la regista, che rende questa improbabile eroina una sorta di Giovanna d’Arco macedone, per la costruzione di una nuova idea di religione intesa come istituzione, in lotta contro la misoginia di una società patriarcale ormai fuori dal tempo. Per farla crollare, ci vuole un primo sforzo di qualcuno che mostri la via. Lo fa in maniera piena di ironia e disincanto, rendendo questa parabola di orgoglio perduto dei pomposi notabili locali un bel messaggio di liberazione e rispetto per un ruolo finalmente paritario della donna nella società balcanica.» (Mauro Donzelli, comingsoon.it)