I misteri del giardino di Compton House

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I misteri del giardino di compton house
The Draughtsman’s Contract

un film di Peter Greenaway
con Anthony Higgins, Janet Suzman, Anne-Louise Lambert, Dave Hill, Hugh Fraser
sceneggiatura: Peter Greenaway ● fotografia: Curtis Clark
montaggio: John Wilson ● musiche: Michael Nyman
produzione: British Film Institute Channel Four
distribuzione: I Wonder Pictures
Gran Bretagna, 1982 ● 108 minuti

v.o. inglese con sottotitoli in italiano

Restaurato dal British Film Institute e presentato alla 79 Mostra del Cinema di Venezia, torna in sala il film che nel 1982 fece conoscere al mondo il talento visionario di Peter Greenaway e la sua capacità di contemplare la storia delle arti visive. Un brillante, stilizzato ed erotico giallo di campagna con costumi stravaganti, trama intricata e una colonna sonora ipnotica che hanno reso il film, diventato un cult, una delizia per le orecchie, gli occhi e la mente.

venerdì 9 Dicembre
13:10

martedì 13 Dicembre
15:50

Nel diciassettesimo secolo, in uno Wiltshire apparentemente idilliaco, la moglie di un aristocratico commissiona dodici disegni della tenuta del marito a un ambizioso paesaggista, il quale negozia i termini del contratto prevedendo che includa i favori sessuali della committente. Ma quando dal fossato viene estratto un cadavere, i disegni del paesaggista potrebbero rivelare piu` di quanto lui creda. Questo brillante, stilizzato ed erotico giallo di campagna impose Peter Greenaway come regista di fama internazionale. I costumi stravaganti, la trama intricata, i dialoghi elegantemente salaci e la colonna sonora ipnotica di Michael Nyman fanno del film una delizia per le orecchie, gli occhi e la mente.

«Un film che ha quarant’anni. Realizzato nel 1982, relativo a eventi del 1694. Elaborato, stilizzato, godibile, provocatorio e misterioso, un film in bianco, nero e verde. Con le pecore. Decisamente enigmatico. Credo che per contenuto e linguaggio sia ancora un film interessante. Ci sono certi elementi che suggeriscono che si tratta di un’opera prima, fondamentalmente la linearità e il vocabolario filmico scarso. Se dovessi fare ancora The Draughtsman’s Contract, non lo rifarei esattamente così, però il linguaggio era già il mio. Cercavo di essere un pittore. In tutto il film la camera si muove solo due volte, come la pittura che non è in movimento. Volevo rendere l’idea dell’inquadratura e stabilire con il pubblico come l’inquadratura sia un qualcosa di artificiale, molto artificiale. L’artificiosità è del resto la caratteristica di tutto il film. Per i costumi. Per il linguaggio inglese molto elaborato, le maniere dei personaggi. Si trattava di una società post-shakespeariana, post-giacobina, molto impostata, nei modi, nei gesti. Ho davvero rispettato quelle storiche caratteristiche. Sono molto soddisfatto della sua rimasterizzazione.» (Peter Greenaway)

«Peter Greenaway, pittore (suoi i disegni su cui si basa la vicenda), dopo una lunga serie di eccitanti e premiatissimi lavori sperimentali, presenta al grande pubblico un film incentrato su un “paesaggio con figure”: questo spiega l’incedere continuo di inquadrature fisse su panoramiche d’insieme, con pochi, lineari movimenti di macchina e primi piani ridotti all’osso (…). I misteri del giardino di Compton House dice già della predilezione del cineasta per l’artificio (…) e della sua ribadita convinzione che il realismo sullo schermo è pura utopia. Celebrando tutta una tradizione di landscape art inglese, Greenaway non manca neanche all’appuntamento con due insigni riferimenti cinematografici: il Resnais de L’anno scorso a Marienbad, da sempre film culto del regista e, soprattutto, Blow up di Antonioni, di cui ripropone, in chiave settecentesca, il tema del rapporto tra la realtà, di per sé ambigua, e la sua rappresentazione che, lungi dal consentirne la decifrazione, la rende ancora più complessa e impenetrabile.» (Luca Pacilio, spietati.it)