Il Buco

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IL BUCO

un film di Michelangelo Frammartino
con Paolo Cossi, Jacopo Elia, Denise Trombin, Nicola Lanza
fotografia: Renato Berta ● montaggio: Benni Atria
produzione: Doppio Nodo Double
distribuzione: Lucky Red
Italia, 2021 ● 93 minuti

v.o. in italiano

2021 – Mostra internazionale d’arte cinematografica: Premio Speciale della giuria

nel 1961 un gruppo di speleologi si è addentrato all’interno dell’Abisso di Bifurto, un buco lungo 683 metri nel Parco del Pollino. Michelangelo Frammartino, un decennio dopo Le quattro volte, estrae dall’oscurità quell’evento effettuando un’operazione a lui familiare: quella di far emergere dal buio le immagini.

Nel 1961 un gruppo di speleologi si è addentrato all’interno dell’Abisso di Bifurto, un buco lungo 683 metri nel Parco del Pollino. L’anno prima, al Nord, si completava la costruzione avveniristica del grattacielo Pirelli di Milano, vista dagli abitanti del sud raggruppati davanti allo schermo dell’unico televisore del paese. A quel movimento verticale e ambizioso verso l’alto, poi simbolo del boom economico anni Sessanta, è corrisposto il movimento speculare e contrario verso le viscere della terra compiuto dal gruppo degli speleologi, la cui impresa ha avuto un’eco anch’essa speculare e contraria a quella dei costruttori milanesi: ovvero quasi nulla.

«A me fa molta paura quando vengo definito, insieme ad altri registi, come rappresentante del “cinema del reale”. Questo cinema ha a che fare con l’ingovernabile e la macchina da presa che si pone davanti a questa ingovernabilità, mentre nella ricostruzione questo aspetto va a perdersi. In questo caso la ricostruzione è stata necessaria data la situazione di pericolosità a cui si sono posti gli speleologi che hanno partecipato. Quindi lo definirei sì un film con un elemento di ricostruzione, ma in cui la componente ingovernabile rimane ancora forte.» (Michelangelo Frammartino)

«Vedere Il buco è un’esperienza, tanto che forse sarebbe più corretto dire che è un film da guardare. Non perché sia un film estetizzante, ma perché chiede agli spettatori di viverlo dall’interno. Può essere sfiancante, soprattutto per chi è abituato solo al cinema narrativo più tradizionale, perché ‘Il buco’ chiede al suo pubblico di partecipare “vivendo” ogni inquadratura. Se si decide di farlo, di porre il proprio sguardo sullo schermo come se lo schermo fosse una piccola porzione del mondo attorno a noi, può rivelarsi un viaggio ipnotico» (Marcello Bonini, indie-eye.it)