Il capo perfetto

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IL CAPO PERFETTO
El buen patrón

un film di Fernando León de Aranoa
con Javier Bardem, Almudena Amor, Manolo Solo, María de Nati,
Mara Guil, Óscar de la Fuente, Sonia Almarcha, Celso Bugallo
sceneggiatura: Fernando León de Aranoa ● fotografia: Pau Esteve Birba
montaggio: Vanessa Marimbert ● musiche: Zeltia Montes
produzione: MK2 Films
distribuzione: Bim Distribuzione
Spagna, 2021 ● 120 minuti

v. o spagnolo con sottotitoli in italiano

2021 presentato in anteprima al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián

Quasi vent’anni dopo I lunedì al sole, Javier Bardem e Fernando León de Aranoa tornano a parlare del mondo del lavoro in una black comedy incisiva e dalla sceneggiatura serrata: questa volta però sono dall’altra parte della barricata, dalla parte del padrone

In attesa della visita di una commissione che valuterà il vincitore di un importante concorso pubblico, il signor Blanco, padrone di una ditta di bilance, cerca di tenere insieme i pezzi della sua vita privata e lavorativa: interviene personalmente per risolvere i problemi del capo della produzione; mantiene buoni rapporti con la moglie nonostante la tradisca con la nuova stagista; con il capo del personale e la guardia giurata dello stabilimento gestisce la protesta di un ex dipendente licenziato appostatosi ai cancelli; con tagli, cambi di mansioni e decisioni insindacabili fa affari con piglio gentile ma deciso. Blanco è il capo perfetto: un padre buono che vedi i propri dipendenti come dei figli ed è disposto a tutto pur di salvare l’azienda…

«Se mi sono ispirato a qualcuno in particolare per il personaggio di Blanco? Ce ne sono alcuni come lui in Spagna, uomini d’affari, presidenti di grandi squadre di calcio, è una cosa che ho pensato a un certo punto anche di Blanco, sarebbe dovuto essere il presidente della squadra di calcio locale. Ma a parte questo, il personaggio non è basato su qualcuno in particolare, ma su una serie di caratteristiche prese da alcuni di questi uomini che hanno tutti qualcosa in comune: il potere. Se vogliono qualcosa, se la prendono, perché ci sono abituati. Ed è questo che fa impazzire Blanco, il fatto di non essere abituato a non avere ciò che vuole, lo destabilizza, lo frustra, e non è in grado di gestire questa sensazione, reagisce in maniera scomposta come un bambino, ma se hai il potere dalla tua è una reazione che può essere pericolosa. Ed è comune a tutti le persone che avevo in mente quando ho scritto il personaggio» (Fernando León de Aranoa)

«Presentato come commedia, il film non merita di esser contenuto in una definizione tanto rigida. La grande interpretazione dell’attore spagnolo [Bardem] ce lo mostra in continua trasformazione (anche fisica) e capace di cambiare registro alla costruzione del regista con ogni sua singola espressione. Facendo sì che dramma, farsa o denuncia si alternino in una roulette che per tutto il film attendiamo si fermi. Un crescendo nel quale vediamo aggiungersi maschere alla tragedia, a complicarsi le soluzioni previste ai problemi, dai più semplici ai più complessi (…) E’ un peccato che nella traduzione del titolo si perda la varietà linguistica del riferimento originale. Non solo, e non tanto all’aspetto padronale e gerarchico reso dal più generico “capo” (…) quanto alla presentazione del nostro protagonista come “difensore” e “modello” per i suoi sottoposti, quasi “un santo” (patrono, appunto) cui rivolgersi con le proprie preghiere o desiderata. Tutti significati che aumentano lo spaesamento nel seguire questo soggetto gattopardesco, tanto magnetico e ipnotico quanto ridicolo e inquietante nel suo attraversare relazioni, sentimenti e principi sui quali lui stesso sembra credere sinceramente di aver basato la propria esistenza e successo.» (Mattia pasquini, cinefilos.it)