IL CRISTO IN GOLA

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IL CRISTO IN GOLA

un film di Antonio Rezza
con Antonio Rezza, Stefania Saltarelli, Maurizio Catania, Giordano Rezza
montaggio: Barbara Faonio ● musiche: Antonio Rezza e Pietro Pompei
produzione: REZZAMASTRELLA
distribuzione: REZZAMASTRELLA con Barz and Hippo
Italia, 2022 ● 78 minuti

v.o. italiano

2022 Festival di Torino: film di apertura (selezione ufficiale – fuori concorso)

lunedì 12 e mercoledì 14 dicembre
Antonio Rezza in collegamento

Barz And Hippo è orgogliosa di presentare una nuova scorribanda anarchica di Antonio Rezza, qui alle prese con “il” soggetto archetipico della cultura occidentale e una sua rilettura avanguardistica e visionaria, tra musica, suoni e reinterpretazioni: un vangelo artistico che gioca a ricombinare gli elementi della tradizione riportando Cristo sulla terra con spavalda e acuta libertà.

lunedì 12 Dicembre
20:00

mercoledì 14 Dicembre
21:40

«Faccio un Cristo che non dice una parola, si tappa la bocca e la tappa al suo autore pezzente. Mai sarò così meschino da raccontare con la mente malata ciò che il corpo alla mente ha sottratto, e cioè il significato: i miei gesti hanno tolto di mano il sapere al cervello imbroglione. Qui il problema non è il significare, qui la virtù sta nel fatto che quello che volevo dire non l’ho detto: l’azione si è ribellata alle suggestioni della mente incravattata. Il film è filologico fin quando lo dirigo: Maria che partorisce, Giuseppe che sonnecchia, l’Arcangelo proclama, Erode manomette, Battista che sciacquetta. Il film è filologico fin quando lo dirigo. Ma quando mi dirigo mi scappa dalle mani perché io, oltre a quella di Dio, non riconosco neppure la parola mia.» (Antonio Rezza)

«Fare un film su Cristo senza alcun ausilio produttivo, senza la sicurezza che il film esca in sala, senza pagare nessuno e soprattutto senza ricevere soldi in compenso è un’esperienza che ogni ateo praticante dovrebbe imporsi. (…) L’approccio alla figura del Nazareno è estremamente rispettoso. Il mio figlio di Dio non dice una parola, non si rapporta all’uomo che gli è inferiore, comunica solamente attraverso urla devastanti, perdizione dell’orecchio umano. Il mio Cristo porta le orecchie dell’uomo alla dannazione eterna.
(…) Il Nazareno ci appare spesso urlante e trasversale, riverso sulle ginocchia di Maria che lo sostiene malinconica. Un Cristo iconograficamente già morto, che assale la vita e si smarrisce, che fa miracoli con la sola forza della disperazione. (…) Il lavoro del mio Cristo è farsi la croce da solo poiché ogni uomo va a finire sulla croce sua. Nessuno fa la croce agli altri quando ha la sua da trascinare. Un Salvatore egoista che ristabilisce il profondo distacco tra divinità e uomo comune: se Dio esistesse non si curerebbe dell’uomo, ma sarebbe troppo felice di esser Dio.
Come autore involontario devo sottolineare la precisa esattezza filologica del racconto nella parte iniziale. Il film è narrativo fino al battesimo del Cristo da me interpretato. Poi deriva verso luoghi ignoti, mi sfugge di mano, e come se il mio corpo, facendo irruzione nel racconto, strappi l’opera all’autore pezzente che l’opera controlla. Io ho un corpo instabile che si rifiuta di seguire le direttive che la mente imporrebbe. Ho il corpo dolente che mi sfila il potere dal pensiero. Il Cristo autentico la penserebbe come me» (Antonio Rezza)