Il fiore delle mille e una notte

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Il fiore delle mille e una notte

un film di Pier Paolo Pasolini
con Ninetto Davoli, Franco Merli, Ines Pellegrini
sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini, Dacia Maraini ● fotografia: Tonino delli Colli
montaggio: Nino Baragli, Tatiana Casini Morigi ● musiche: Ennio Morricone
produzione: Alberto Grimaldi
distribuzione: Cineteca di Bologna
Italia, Francia, 1974 ● 125 minuti

v.o. in italiano

1974, Festival di Cannes: Grand Prix della Giuria

“La verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni”: con questo monito Pasolini ci conduce nell’ultimo atto della Trilogia della Vita, una delle sue opere più visionarie e felici che sembra provenire da un altro Tempo e da un Mondo perduto.

lunedì 23 Maggio
19:00

Dall’omonima raccolta di novelle arabe, sistemata in forma canonica intorno al 1400: nella storia di Nur-er-Din che cerca Zumurrud, l’amata rapita, e la ritrova sotto le spoglie maschili del re Sair sono contenute, come in una scatola cinese, le altre quattro.

«I critici non vedono con simpatia questo mio insistere in film apparentemente non attualistici e non ideologici. Io invece sento quanta passionale autorità e quale complesso ingorgo ideologico mi spinga a questi film (e anche quanta ambizione). Se Fellini avesse dato retta alle impazienze dei giornalisti, non avrebbe fatto quel bellissimo film che è “Amarcord”. In poche parole, il tempo di un autore non è quello dei quotidiani.» (Pier Paolo Pasolini)

«In un’epoca in cui il cinema e soprattutto il quotidiano abbondano di soggetti smarriti è sempre salutare, se non salvifico, riscoprire pellicole come Il fiore delle mille e una notte. Ci piace pensare al penultimo film di Pier Paolo Pasolini, datato 1974, ma per inciso all’intera Trilogia della vita, come a un’opera che ha continuato a essere fortemente inattuale nel corso degli anni. Inattuale come diceva Pasolini perché “fatta per opporre al presente consumistico un passato recentissimo dove il corpo umano e i rapporti umani erano ancora reali, benché arcaici, benché preistorici, benché rozzi, però tuttavia erano reali, e opponevano questa realtà all’irrealtà della civiltà consumistica”.» (Valerio Ceddia, Quinlan.it)