IL GESTO DELLE MANI

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IL GESTO DELLE MANI • HAND GESTURES

UN FILM DI francesco clerici
CON  Velasco Vitali, Ilaria Cuccagna, Luigi Contino,
Caled Saad, Simion Marius Costel
MONTAGGIO: francesco clerici • Musica: CLAUDIO GOTTI
Suono: MICHELE BRAMBILLA, MATTIA PONTREMOLI, EMANUELE PULLINI,
FORTUNA FONTÒ, FRANCESCO MANGINI
Mixaggio audio: Massimo Mariani
italia, 2015 • 77 MINUTI

v.o. in italiano

2015 Berlinale: premio Fipresci sezione Forum • MINSK IFF • SARAJEVO FF
RENCONTRES INTERNATIONALES DU DOCUMENTAIRE DE MONTRÉAL

Un documentario sulla fonderia artistica Battaglia di Milano, dove un gruppo di artigiani specializzati lavora il bronzo con metodologie tradizionali. presentato in anteprima al Festival internazionale del cinema di Berlino nel 2015, dove ha vinto il Premio FIPRESCI.

Lo scultore Giacomo Manzù diceva che la scultura è il gesto della mano, un gesto d’amore. Il film segue il processo di creazione di una scultura di Velasco Vitali dalla cera al bronzo smaltato, alla Fonderia Artistica Battaglia di Milano. La telecamera osserva il lavoro di un gruppo di abili artigiani in questa fonderia centenaria e rivela le antiche tradizioni della scultura in bronzo, mai cambiate dal sesto secolo avanti Cristo. Lo sguardo è discreto e attento, nessuna voce fuori campo disturba lo svolgersi del lavoro.

Non mi interessava fare un film che “spiegasse” la fusione a cera persa del bronzo. Ho voluto solo “mostrare” i gesti e le sculture effimere che stanno dietro la creazione di una scultura in bronzo (da secoli), i silenzi, i tempi e le atmosfere in cui gli artigiani lavorano, la “cultura” manuale per cui non ci sono né parole né lezioni né insegnamenti ma solo esperienza. Ecco, volevo raccontare la loro “esperienza” attraverso una visione cinematografica che fosse anch’essa “un’esperienza”. Non una storia, non un documentario: un’sperienza. La regia doveva scomparire, non serviva un regista, serviva un primo spettatore curioso che potesse svelare quella cultura manuale senza diventare invasivo. (Francesco Clerici)

Abolendo ogni intromissione «didattica», Francesco Clerici rinuncia anche al commento e alla parola affidandosi unicamente ai suoni, brutali e aspri, della Fonderia, echi portatori di memoria, note immutabili di una sinfonia industriale dove precisione e ripetizione creano un andamento ipnotico, quasi zen e dove l’intensità del rapporto con la materia sembra forgiare anche il digitale del regista, meticoloso e attento nel registrare ogni passaggio come gli uomini intenti alla creazione.
Con un montaggio serrato, carico di tensione filmica, Il gesto delle mani, vincitore del premio FIPRESCI all’ultimo Festival di Berlino, sembra annullare la lenta lavorazione del manufatto, comprimendo l’azione e invitando ad affinare lo sguardo, a diventare spettatori/artigiani in una sorta di pedagogia dello sguardo nella quale è bello «illudersi» di poter tornare a quell’età aurea dove la concezione dell’arte era legata essenzialmente a qualcosa di vero e necessario, a quell’utopia platonica e cocciuta nel non distinguere fra belle arti e arti applicate. (Cecilia Ermini, il manifesto)