Il naso o la cospirazione degli anticonformisti

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IL NASO O LA COSPIRAZIONE DEGLI ANTICONFORMISTI
Nos ili zagovor netakikh

un film di Andrey Khrzhanovsky
sceneggiatura: Yuriy Arabov, Andrey Khrzhanovsky
fotografia: Andrey Khrzhanovsky, Igor Skidan-Bosin
montaggio: Taisiya Krugovikh ● musiche: Dmitri Shostakovich
produzione: School Studio ‘Shar’
distribuzione: Double Line e Lo Scrittoio
Russia, 2020 ● 93 minuti

v.o. in russo con sottotitoli in italiano

2021 National Animation Awards: miglior film, regia, sceneggiatura
2020 Annecy International Animated film festival: premio speciale della Giuria

ricevuta ben cinquant’anni fa dal maestro Šostakovič l’approvazione di trarre un’opera cinematografica dalla sua discussa e scandalosa composizione musicale, il maestro Khrzhanovsky (padre di Ilya, regista di “Dau. Natasha”, e aiutato dallo storico collaboratore di Alexandr Sokurov, Yuriy Arabov) regala al pubblico un’esperienza caleidoscopica e illuminante: un lavoro che abbraccia un secolo di cultura e di storia, ne metabolizza le forme e restituisce un ritratto senza tempo e di eterna attualità sull’arte come strumento contro ogni forma di conformismo e oppressione. Un’opera tanto intellettuale quanto genuinamente affascinante ed entusiasmante.

Su di un aereo viaggiano il regista Khrzhanovsky e diverse altre personalità del mondo culturale russo. Parlando con un amico, Khrzhanovsky rievoca la storia de Il naso, celebre racconto surreale di Nikolaj Vasil’evič Gogol’. Attraverso l’omonima trasposizione operistica di Dmitrij Šostakovič, facciamo così la conoscenza dell’assessore di collegio Kovalev, il quale una mattina si risveglia senza naso per poi scoprire che questi ha assunto vita propria trastullandosi per le strade di Pietroburgo con il titolo di “Maggiore”. Ma la vicenda di Gogol’ si interseca con quella dello scrittore Michail Bulgakov e della sua improbabile amicizia con Stalin, sbocciata a seguito di una lettera inviatagli in un momento di frustrazione artistica, e con la crociata del dittatore contro “i formalisti” dell’arte.

«Ne Il naso, c’è una combinazione di genere, tecnica, stilistica ed estetica che mette insieme epoche diverse: la Pietroburgo di Gogol’ a tratti assume sembianze della realtà sovietica o della Russia di Putin. È una dimensione polifonica che in gran parte ha preso vita dall’intuizione, nella ricerca espressiva durante la fase concreta del lavoro. Così ho inserito sentinelle contemporanee nella Cattedrale di Kazan’ e messo telefoni cellulari nelle mani delle signore tra il pubblico. E all’ultimo momento ho pensato che sarebbe stato interessante imbrigliare i trasportatori di chiatte del dipinto di Repin all’equipaggio del Naso, mentre la folla del dipinto di Surikov La boiarda Morozova lo avrebbe salutato con la mano. Volevo che le immagini fossero il più dense possibile di dettagli e di sorprese. Nulla era premeditato in questo senso, spesso non riuscivo a immaginare l’aspetto di una scena prima che fosse finita. Il film si è costruito lungo un percorso durato molti anni, un’esplorazione straordinaria con una troupe straordinaria» (Andrey Khrzhanovsky)

«Felice sintesi di una vita, di una filmografia e di più generazioni di artisti russi, Il naso o la cospirazione degli anticonformisti si fa manifesto e insieme rappresentazione di una battaglia, quella degli avanguardisti contro l’apparato statale, che, dalla metà degli anni Venti decise di imporre il Realismo socialista come unica forma approvata e finanziata. (…) Diverse tecniche di animazione (tradizionale, CGI, messa in scena di ritagli di modellini di carta, collage digitale, colori a pastello e a carboncino fino alle riprese dal vivo) trovano armoniosa convivenza con brani di film (non solo l’ovvio Potemkinma anche Tarkovskij, Vertov, Pudovkin), in una rappresentazione ucronica che fa conflagrare e insieme convivere le diverse epoche, prova ne sia l’uso di ogni mezzo di ricezione spettatoriale possibile, dalla “lanterna magica” fino agli smartphone, a sottolineare l’eterno ritorno, in Russia e non solo, della repressione politico/ideologica.» (Donato d’Elia, Quinlan.it)