ITALIA K2

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ITALIA K2
RIPRESE DI MARIO FANTIN

riprese di Mario Fantin
selezione e montaggio di Andrea Meneghelli
testi di Albino Ferrari
musica di Teo Usuelli orchestrata e adattata da Daniele Furlati
produzione: Cineteca di Bologna
distribuzione: Cineteca di Bologna – Il Cinema Ritrovato
Italia, 1954-2021 ● 60 minuti

v.o. in italiano

Edizione restaurata da Cineteca di Bologna
in collaborazione con Centro di Cinematografia e Cineteca del CAI

Mario Fantin, già conosciuto per le sue imprese foto e cinematografiche in ambito alpinistico, usò varie cineprese 16mm, un cavalletto e pellicola 16mm. Fantin effettuò tutte le riprese fino a 6.560 metri, poi fu obbligato a fermarsi e istruì gli alpinisti che poterono così documentare la parte finale della scalata. Mai prima riprese cinematografiche erano state effettuate a tali quote.

31 Luglio 1954: una spedizione italo-pakistana riesce a piantare una piccozza sulla vetta del K2 con le bandiere dei due paesi. È la prima volta che la sua cima viene raggiunta dall’uomo. Ma è anche la prima volta che ne vediamo le immagini, perché uno dei membri della spedizione è il cine-operatore Mario Fantin, l’uomo che restituirà agli occhi del mondo le immagini uniche di quell’impresa e di quei paesaggi incontaminati.

Montaggio realizzato a partire dalle riprese di Mario Fantin per il documentario Italia K2 di Marcello Baldi (Italia, 1955). Il film è stato restaurato dalla Cineteca di Bologna presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata. Il restauro in 4K ha utilizzato il reversal e il negativo colonna originali messi a disposizione dal CAI, integrati, per le porzioni lacunose, da un interpositivo. Come riferimento per il grading ci si è avvalsi di una copia d’epoca 35mm conservata dalla Cineteca di Bologna.

«Nel 1954 il CAI (Club Alpino Italiano) patrocina una spedizione, diretta dal geologo Ardito Desio, che riuscirà, per la prima volta, il 31 luglio, a raggiungere il K2 nella subcatena del Karakorum. Fu impresa difficilissima perché, oltre a scalare gli 8608 metri della seconda vetta più alta del mondo, per raggiungere il campo base (situato a 4970 metri), bisognava compiere a piedi una marcia di avvicinamento di 240 chilometri, attraversando fiumi su zattere, ponti di vimini sospesi, e superare due ghiacciai con seicento portatori. A nove anni dalla fine della guerra, era anche la dimostrazione agli italiani e al mondo che l’Italia poteva lasciarsi alle spalle il ricordo della sconfitta.
Al seguito della spedizione era l’operatore e regista Mario Fantin, già conosciuto per le sue imprese fotografiche e cinematografiche in ambito alpinistico. Le riprese furono realizzate utilizzando varie cineprese 16mm, un cavalletto per dare stabilità alle immagini e pellicola 16mm Kodachrome. Fantin effettuò tutte le riprese fino a 6560 metri, poi fu obbligato a fermarsi e istruì gli alpinisti che poterono così documentare la parte finale della scalata. Mai in precedenza riprese cinematografiche erano state effettuate a tali quote.
Al ritorno della spedizione, il CAI affidò la regia del film al trentino Marcello Baldi, documentarista d’esperienza che aggiunse alle immagini un controcanto girato in Italia e due voci off. La prima di Italia K2 avvenne il 25 marzo 1955, alla presenza del capo dello stato Luigi Einaudi. Il film ebbe un notevole successo, incassò 360 milioni di lire, poco meno di Grisbì di Becker e poco più del Delitto perfetto di Hitchcock.
In accordo con la Cineteca del CAI, abbiamo pensato di presentare una versione di Italia K2 realizzata con le sole immagini di Fantin, senza commento parlato, con sottotitoli che raccontano gli aspetti salienti dell’azione, recuperando le musiche per coro e orchestra scritte, all’epoca, dal maestro Teo Usuelli. Il restauro restituisce tutta l’emozione alle immagini e all’impresa compiuta dagli uomini della spedizione, gli alpinisti e i ricercatori italiani, gli hunza, i pakistani, i portatori balti. Le immagini sono così potenti che si ha la sensazione di assistere al compimento dell’ultima odissea umana sulla terra. E le riprese, liberate dalla retorica dell’epoca, ci fanno riscoprire lo sguardo etico di Fantin, capace, in condizioni impossibili, di trovare sempre l’inquadratura giusta, quella che ci racconta lo spirito profondo di quest’avventura, il rapporto tra l’uomo e la natura, la bellezza suprema delle montagne, la sfida umana per superare i propri limiti.» (Gian Luca Farinelli)