KHARTOUM

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KHARTOUM

un film di Anas Saeed, Rawia Alhag, Ibrahim Snoopy,
Timeea M. Ahmed & Phil Cox
con Khadmallah, Majdi, Jawad, Lokain, Wilson
sceneggiatura: Phil Cox ● fotografia: Anas Saeed, Rawia Alhag, Ibrahim Snoopy,
Timeea Ahmed, Phil Cox
montaggio: Yousef Jubeh
produzione: Native Voice Films, Sudan Film Factory, Light Echo Pictures
distribuzione: Autlook
Sudan, Gran Bretagna, Germania, Qatar, 2025 ● 80 minuti

v.o. arabo con sottotitoli in italiano

2025 Sundance IFF
Berlinale: Panorama – The Independent Peace Film Prize
FESCAAAL: Premio del pubblico Città di Milano

FDU – Film per i Diritti Umani è una rassegna della Fondazione Diritti Umani.
Siamo la prima fondazione italiana dedicata interamente ai diritti umani, alla loro promozione e difesa, oggi più che mai attuale. Ci impegniamo quotidianamente per diffondere la consapevolezza e promuovere il rispetto dei diritti fondamentali sanciti dalle convenzioni internazionali e troppo spesso calpestati.

La storia recente del Sudan è stata caratterizzata da dittature e dal maggior numero di colpi di stato dell’Africa moderna. Il film segue le vite dei cinque protagonisti, costretti a fuggire in Africa orientale quando, nel 2023, scoppia una nuova guerra civile tra esercito e milizia.

mercoledì 11 Febbraio
19:30

Cinque vite, una città…il destino di una nazione. Nel 2022 quattro registi sudanesi e un regista inglese documentano le vite di cinque cittadini di Khartoum: un impiegato statale, una venditrice di tè, un volontario di un comitato di resistenza e due bambini di strada. Tutti alla ricerca della libertà. I loro destini si intrecciano attraverso sogni animati, rivoluzioni di strada e lo scoppio di una guerra che li obbliga a fuggire e ricostruirsi una vita.

«Abbiamo sempre considerato Khartoum una delle grandi metropoli dell’Africa, ma è anche uno spazio simbolico, un luogo mentale che racchiude il confronto tra identità e origini diverse. In quella città c’è tutto il Sudan: ogni etnia, ogni storia, ogni generazione. Khartoum diventa così un grande crogiolo collettivo, che si manifesta in momenti di bellezza, cultura, danza, musica ed energia positiva, ma anche nella presenza della dittatura, della repressione e di una mentalità segnata da un profondo conflitto generazionale. È uno spazio geografico, certo, ma allo stesso tempo una potente metafora mentale.» (Phil Cox)

«La quarta parete spesso scompare quando vediamo la troupe con le attrezzature e li sentiamo discutere con i protagonisti su come procedere al meglio nelle rievocazioni attraverso il green screen. Non c’è infatti alcun muro tra i registi e i personaggi: quando uno dei protagonisti scoppia in lacrime dopo aver rievocato un ricordo doloroso, il regista entra nell’inquadratura e si unisce all’abbraccio del gruppo. Sono tutti sudanesi, indipendentemente dalla loro provenienza etnica e sociale, e Khartoum rispecchia questo fatto come un vero lavoro di collaborazione tra registi e protagonisti.» (Vladan Petković, cineuropa.org)