La classe operaia va in paradiso

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La classe operaia va in paradiso

un film di Elio Petri
con Gian Maria Volonté, Mariangela Melato, Salvo Randone, Gino Pernice
sceneggiatura: Elio Petri, Ugo Pirro ● fotografia: Luigi Kuveiller
montaggio: Ruggero Mastroianni ● musiche: Ennio Morricone
produzione: Euro International Pictures
distribuzione: Minerva
Italia, 1971 ● 112 minuti

v.o. in italiano

Festival di Cannes 1972: Grand Prix della giuria e menzione speciale a Gian Maria Volontè
David di Donatello 1972: miglior film e menzione speciale a Mariangela Melato

squadra vincente non si cambia: dopo “Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto” il team Petri, Volontè, Morricone e Pirro indaga con energica inventiva e passione il mondo operaio degli anni Settanta, regalando un ritratto sociale e umano di inestimabile valore. seconda, cleberrima proposta della trilogia di Petri dedicata alla società e alla politica italiana degli anni 60 e 70

sabato 8 agosto
11:00

domenica 9 agosto
15:10

lunedì 10 agosto
17:00

martedì 11 agosto
17:20

mercoledì 12 agosto
11:00

L’operaio Lulù Massa, 31 anni, nella fabbrica è il cottimista su cui tutti debbono basare i tempi di produzione. Per il suo stakanovismo è osteggiato dai compagni di lavoro ed amato dai dirigenti. Fino a quando non perde un dito nella macchina a cui è addetto e il suo modo di guardare al mondo della produzione muta radicalmente, al punto di diventare un simbolo delle lotte operaie.

«Sono contrario all’idea di un cinema per l’elite. I miei dieci, venti anni di esperienza mi hanno insegnato che l’unico interlocutore serio che conta è il pubblico popolare: ovvero quello degli uomini che lavorano, che fanno le cose. (…) Con il mio film sono stati polemici tutti, sindacalisti, studenti di sinistra, intellettuali, dirigenti comunisti, maoisti. Ciascuno avrebbe voluto un’opera che sostenesse le proprie ragioni: invece questo è un film sulla classe operaia.» (Elio Petri)

«Il pregio maggiore, che oggi si possa riconoscere al film, è la sua splendida inattualità, il suo essere di un altro tempo, la sua aria vivace di documento d’epoca, inossidabile nella sua possibile utilizzazione, ma inattuale poiché estraneo ad ogni dibattito in corso, nella certificazione ormai avvenuta di una felicità costante che le nostre società sembrano avere acquisito tanto da essere private di desideri e speranze. Un film come La classe operaia va in paradiso è sicuramente dedicato, invece, a chi le speranze le coltiva(va), nonostante il pessimismo profondo che lo pervade.» (Tonino De Pace, sentieriselvaggi.it)