La douleur

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La douleur

un film di Emmanuel Finkiel
con Melanie Thierry, Benoît Magimel, Benjamin Biolay,
Grégoire Leprince-Ringuet, Emmanuel Bourdieu, Patrick Lizana
sceneggiatura: Emmanuel Finkiel ● fotografia: Alexis Kavyrchine
montaggio: Sylvie Lager, David Vranken
produzione: Cinéfrance 1888
distribuzione: Wanted Cinema, Valmyn
Francia, Belgio, 2017 ● 127 minuti

v.o. francese con sottotitoli in italiano

Cesar, 2019: in concorso

Tratto dal romanzo autobiografico di Marguerite Duras LA DOULEUR è il diario di un’attesa, il racconto lacerante di un’assenza, il viaggio interiore di una donna che attraversa la violenza della Storia e dei sentimenti. Scritto nel 1944 ma poi pubblicato nel 1985, “La douleur” è un romanzo autobiografico che descrive il periodo difficile che trascorse nell’attesa del ritorno del suo amato marito Robert Antelme, membro della Resistenza francese.

Nella Francia del 1944 occupata dai nazisti, Marguerite, una giovane scrittrice di talento, è un attivo membro della Resistenza insieme a suo marito, Robert Antelme. Quando Robert viene deportato dalla Gestapo, Marguerite intraprende una lotta disperata per salvarlo. Instaura una pericolosa relazione con Rabier, uno dei collaboratori locali del Governo di Vichy, e rischia la vita pur di liberare Robert, facendo imprevedibili incontri in tutta Parigi, come in una sorta di gioco al gatto e al topo. Lui vuole veramente aiutarla? O sta solo cercando di cavarle informazioni sul movimento clandestino antinazista? La fine della guerra e il ritorno dei deportati dai campi di concentramento segnano per lei un periodo straziante e danno inizio a una lunga attesa, nel caos generato dalla liberazione di Parigi.

«Questa donna che attende il ritorno del marito dai campi di concentramento faceva eco alla figura di mio padre, una persona che aspettava sempre. Anche quando ebbe la certezza che la vita dei suoi genitori e di suo fratello era finita ad Auschwitz […] Lessi il libro per la prima volta a 20 anni. Ritornando a questa storia trent’anni più tardi per farne un adattamento cinematografico, ho provato la stessa indicibile commozione che provai alla prima lettura. Lo scopo di questo film è quello di rivivere quell’emozione lungo tutto il dispiegarsi degli eventi…» (Emmanuel Finkiel)

«La bellezza e la malinconica sensualità di Marguerite, insieme a un continuo resoconto dei suoi pensieri, costituiscono il filo conduttore dell’intero film, un profondo ritratto della psicologia femminile. Quello raccontato da Finkiel, che trae ispirazione sia dal suo bagaglio di letture, sia da una vicenda tristemente vicina alla sua storia personale, è un punto di vista abbastanza originale nel racconto di una guerra: non vedremo mai, durante il film, il campo di concentramento, la morte, la tortura, ma potremo esaminarne le conseguenze sui volti e sugli animi dei superstiti. (…) Il cinema di Finkiel assorbe la lezione dei maestri del cinema francese (di cui il regista de La douleur è stato allievo diretto) e la adatta a una storia estremamente drammatica e cerebrale. Tra la firma della Duras e l’influenza di Godard e Kieślowski, La douleur sia la quintessenza del classicismo d’oltralpe nella settima arte. Il risultato è un linguaggio familiare ai cultori del genere: una storia non tanto di trama, quanto di sensazioni in cui a fare da protagonisti assoluti sono i pensieri e le riflessioni della protagonista su di sé, sulla Storia e sulle relazioni.» (Francesca Torre, cinematographe.it)