la Gomera – l’isola dei fischi

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la Gomera

un film di Corneliu Porumboiu
con Vlad Ivanov, Catrinel Marlon, Rodica Lazar,
Agustí Villaronga, Sabin Tambrea, István Teglas, Cristóbal Pinto
sceneggiatura: Corneliu Porumboiu ● fotografia: Tudor Mircea
montaggio: Roxana Szel
produzione: 42 Km Film, Komplizen Film
distribuzione: Valmyn
Romania, Francia, Germania 2019 ● 97 minuti

v.o. rumeno, spagnolo, inglese con sottotitoli in italiano

2019 Festival di Cannes: Concorso ● Torino FF ● 2020 Trieste FF

Un po’ fratelli Coen, un po’ Tarantino, arriva al Beltrade La Gomera – l’isola dei fischi, un noir classico intriso di ironia dove suoni, fischi e musica sono fondamentali tanto quanto i dialoghi.

Cristi, un ispettore di polizia di Bucarest, s’imbarca per l’isola di Gomera, nelle Canarie, per imparare in fretta il Silbo, un linguaggio fischiato che i contadini del luogo utilizzavano tradizionalmente per parlarsi da un luogo isolato all’altro. Ma il poliziotto è determinato a utilizzare quel codice, segreto ai più, per ben altro scopo: liberare un mafioso rumeno dalla prigione ed entrare in possesso di un’ingente somma di soldi sporchi.
Uno sbirro corrotto, una manciata di milioni, una superiore algida e rossa di capelli, che sospetta di Cristi e non vede l’ora di entrare nella truffa per avere la sua parte, un criminale da favorire e una femme fatale fatta apposta per scombinare tutti i piani.

«L’umorismo è qualcosa che mi viene naturale. Forse è connesso alla mia cultura. I miei personaggi si prendono molto sul serio. Credono di essere i padroni del proprio destino, ma in questo caso non è così. Chiedo agli attori di affrontare le situazioni in modo serissimo – anche quando si tratta di situazioni assurde, come nella scena in cui il poliziotto inizia a imparare la lingua dei fischi! Mi diverte molto creare uno squilibrio tra il modo in cui si sentono quasi eroi e la realtà delle situazioni. Questa componente terribilmente seriosa dà ai miei film un tocco di assurdo.» (Corneliu Porumboiu)

«L’ironia, si sa, è sua compagna fedele, ma in questo caso è il genere noir a fungere da faro e a dettare volti e ruoli dei personaggi: tutti vittime di un gioco che sfugge al loro controllo, e li rende tanto più ridicoli quanto più sono convinti di reggere le redini (coerentemente, i protagonisti diverranno “veri, al termine di un percorso di cambiamento, nel luogo più finto di tutti). Porumboiu riflette dunque sul linguaggio e sul cinema per mezzo di un linguaggio terzo, arcaico e strumentale, che precede l’articolazione della parola così come il linguaggio delle immagini è spesso più diretto, eloquente e istintivo del dialogo verbale.» (Marianna Cappi, mymovies.it)