LA MALA EDUCACIÓN

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LA MALA EDUCACIÓN

un film di Pedro Almodóvar
con Gael García Bernal, Fele Martínez, Javier Cámara, Juan Fernández,
Daniel Giménez Cacho, Lluís Homar, Nacho Pérez
sceneggiatura: Pedro Almodóvar ● fotografia: José Luis Alcaine
montaggio: José Salcedo ● musiche: Alberto Iglesias
produzione: Canal+ España
distribuzione: CG Entertainment con Barz and Hippo
Spagna, 2004 ● 105 minuti

v.o. spagnolo con sottotitoli in italiano

57° Cannes Film Festival: Film d’apertura
Nastri d’argento 2005: Miglior film straniero

In La mala educación-  con un grande Gael Garcia Bernal – si intrecciano storie di passione, violenza e perdono, in cui i corpi dei personaggi sono prigionieri dei loro desideri più oscuri e delle loro esperienze traumatiche. Almodóvar esplora la vulnerabilità dei corpi di fronte al potere e alla manipolazione.

lunedì 8 Luglio
21:30

In un collegio religioso, agli inizi degli anni ’60, due bambini, Ignacio ed Enrique, scoprono l’amore, il cinema e la paura. Padre Manolo, direttore del collegio e loro professore di Lettere, è testimone e partecipe di queste scoperte. I tre personaggi si incontrano di nuovo in altre due occasioni, alla fine degli anni ’70 e nel 1980. Il nuovo incontro segnerà la loro vita e la morte di uno di loro.

«Il film non è una commedia, anche se c’è umorismo (il personaggio di Javier Cámara). Né è un musical per bambini, anche se ci sono bambini che cantano. È un film noir, o almeno così mi piace pensarlo.» (Pedro Almodóvar)

«La mala educación è un bocciolo intenso di rimandi e citazioni nel quale riluce la firma in calce del suo autore: spaccando in due il testo filmico, Almodovar presenta la prima metà come un oggetto glamour giocato in iperbole (ostentato il travestitismo) e nella seconda imbraccia il giallo retrò dove l’estetica del dettaglio semina concupiscente ambiguità – il luogo amniotico della piscina è teatro di uno sfuggente mistero sessuale (Chi è Ignacio? E’ etero o omo?). L’ignavo spagnolo, fragile demiurgo di due/tre idee al massimo che pareva ridotto a girare sempre lo stesso, gayo film, qui restituisce invece un estremo rigore formale e narrativo, attraverso il quale il pentolone delle suggestioni raggiunge meritato silenzio.» (Emanuele Di Nicola, spietati.it)