LA MEMORIA DELL’ACQUA • 23 settembre

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LA MEMORIA DELL’ACQUA
El Botón De Nácar

un film di Patricio Guzmán
con Patricio Guzmán, Raúl Zurita
sceneggiatura: Patricio Guzmán • fotografia: Katell Djian
montaggio: Patricio Guzmán, Emmanuelle Joly
suono: Jean-Jacques Quinet, Álvaro Silva Wuth
musica: Hughes Maréchal, Miguel Miranda, José Miguel Tobar
distribuzione: I Wonder Pictures
Cile, Francia, Spagna, 2015 • 82 minuti

v.o. spagnolo con sott. italiano

2015 Berlinale: Orso d’Argento migliore sceneggiatura

Dal 16 settembre al 1 ottobre nei suggestivi spazi della piscina Romano,
Video Sound Art apre la X edizione con la prima mostra personale in Italia di Enrique Ramirez,
finalista al premio Duchamp e un ricco programma
con performance musicali e cinema all’aperto, e ci saremo anche noi!

In collaborazione con Video Sound Art Festival, portiamo alle piscine Romano LA MEMORIA DELL’ACQUA di Patricio Guzmàn, il film con cui il regista cileno torna a scoprire le cicatrici lasciate dal golpe di Pinochet.

Guzmàn stabilisce un’affinità tra elementi apparentemente distanti: i desaparecidos e le sorti degli Indios della Patagonia, il cielo ed il mare, il quarzo millenario ed un bottone di madreperla trovato in fondo all’Oceano.

Guzmán riflette sull’elemento liquido che sta alla base della vita nell’universo e che consente di parlare della storia passata e più recente del Cile. Così l’acqua diventa memoria fluida e infinita di volti, corpi, parole, vite e il cinema diventa impegno di memoria. Partendo dalla bellezza di un Paese con panorami mozzafiato dove basta un bottone di madreperla in fondo al mare a riportare a galla tutte le violenze e le torture perpetrate sotto il regime di Pinochet, Guzmán racconta parallelamente due massacri. Quello degli indios della Patagonia di cui non resta nulla a parte sette anime e quello di una popolazione sterminata da 16 anni di dittatura.

«L’acqua è senz’altro il leitmotiv di questo film, così come è di fatto un elemento che si trova ovunque. Esiste sul pianeta terra come in tutto il sistema solare, ed oltre esso: ora sappiamo che si trova anche in altre galassie. Ma poi c’è anche l’aspetto opposto, ciò che gli esseri umani fanno con l’acqua: stiamo prosciugando i laghi e le fonti, contaminando i mari, e non solo con prodotti chimici ma anche con i cadaveri, come viene mostrato nel film. (…) Credo che il colpo di stato di Pinochet sia stato per me come se mi avessero incendiato la casa: come se tutti i miei libri, i libri e gli oggetti che amo, le fotografie dei miei amici e della mia famiglia fossero stati improvvisamente dati alle fiamme. E questo fuoco continua a bruciare, sarà sempre con me, parte della mia identità. (…) Credo che il tempo sia un qualcosa di molto soggettivo, e per me il golpe potrebbe essere stato un mese o addirittura una settimana fa, non mi sento assolutamente come se fossero trascorsi quarant’anni, non sento quel genere di distanza. E non cerco affatto di sfuggire a questa sensazione, perché mi da l’energia per perseguire una missione molto importante, di fare in modo che il passato non venga mai dimenticato, “messo a riposo”. Non saremo mai in grado di intraprendere il sentiero che ci conduce al futuro se abbandoniamo il nostro passato. Passato e futuro sono legati in modo indissolubile. E questa è la vera forza che guida ciò che faccio». (Patricio Guzmán)

«Un progetto documentaristico di ampio respiro storico e poetico, sul Cile e il golpe di Pinochet. Fondato sul confronto – acqua e violenza sono i fili conduttori – tra gli antichi popoli che abitarono quella natura remota per essere poi sterminati, e quanto accadde negli anni 70 del Novecento quando la rivoluzione di Allende venne soffocata incarcerando, torturando, gettando i corpi dei desaparecidos, legati a una pesante rotaia, nell’oceano. Il titolo originale è El Boton de Nacar, il bottone di madreperla. Quello, simbolo e parte per il tutto, ritrovato da un sub incrostato a una rotaia sul fondo marino. Come l’altro bottone che servì nel 1830 ai colonizzatori per pagare l’indigeno sradicato dalla Terra del fuoco e deportato in Europa». (Paolo D’Agostini, la Repubblica)