LA SIGNORA DELLA PORTA ACCANTO

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LA SIGNORA DELLA PORTA ACCANTO
La Femme d’à côté

un film di François Truffaut
con Fanny Ardant, Gérard Dépardieu, Michèle Baumgartner, Henri Garcin
sceneggiatura: François Truffaut, Suzanne Schiffman, Jean Aurel
fotografia: William Lubtchansky
montaggio: Martine Barraqué
produzione: Les Films du Carrosse
distribuzione: Cineteca di Bologna
Francia, 1981 ● 106 minuti

v.o. francese con sottotitoli in italiano

Restaurato in 4K da MK2 presso il laboratorio Hiventy, con il sostegno di
CNC – Centre national du cinéma et de l’image animée e ARTE France.
Restauro supervisionato dalla direttrice della fotografia Caroline Champetier AFC

Vent’anni dopo Jules e Jim, il ventesimo lungometraggio di Truffaut La Femme d’à côté è, nel 1981, il suo penultimo film e il suo ultimo d’amour fou. Tra questi, La Femme d’à côté è di tutti il più radicale, quello dove il desiderio è più violento ed estremo, sottoposto al binomio Eros-Thanatos che procede rettilineo, stringendo gli amanti in una morsa che li distrugge. Come sempre per Truffaut, anche questa è storia di uno squilibrio passionale, e pur nella tragedia che accomuna, la disfatta (amorosa) è della donna.

Mathilde dal nome stendhaliano ritrova sette anni dopo l’uomo che aveva amato fin quasi a soccombere: entrambi vivono in belle case vicine, dentro simili vite serene, eppure l’incontro sarà fatale.

«Spero che il pubblico non prenda parte, che li ami entrambi come li amo io.
Quando ebbi l’occasione di vedere, fianco a fianco, Fanny Ardant e Gérard Depardieu (alla serata dei Cèsars), ebbi la sensazione che cinematograficamente quella fosse una bella coppia, due figure alte, il biondo e la bruna, un uomo apparentemente semplice ma complicato, una donna apparentemente complicata ma in realtà semplice come un arrivederci.» (François Truffaut)

«Truffaut rilegge l’amour fou senza farsi affascinare dalle derive del feuilleton ma osservando i suoi protagonisti con l’oggettività, ma anche con la comprensione, di chi, in fasi diverse della vita, ha vissuto le loro angosce, le loro ansie, i loro abbandoni. Lo fa, senza preoccuparsi delle possibili critiche degli intellettuali, recuperando anche la cultura erroneamente ritenuta ‘bassa’: “Ciascun film, ciascun romanzo, sempre che siamo ancora in grado di vedere e di leggere, sembra parafrasare la nostra pietosa avventura, ogni canzone sentita alla radio parla di noi, denuncia i nostri errori e conferma il nostro annientamento : ‘senza amore non si è niente'”» (Giancarlo Zappoli, mymovies.it)