L’ETà DELL’INNOCENZA

/ / Senza categoria

L’ETà DELL’INNOCENZA

un film di Enrico Maisto
con Anna Conforti, Francesco Maisto, Diletta D
sceneggiatura: Enrico Maisto, Chiara Brambilla ● fotografia: Enrico Maisto
montaggio: Davide Minotti, Sara Fgaier (supervisione) ● musiche: Massimo Mariani
produzione: Start, Ventura Film, Rai Cinema, RSI Televisione Svizzera
distribuzione: Wanted cinema
Italia, Svizzera, 2021 ● 75 minuti

v.o. italiano

2021 Festival dei Popoli: miglior documentario

proiezione speciale mercoledì 25 maggio alla presenza del regista
modera l’incontro Claudio Jampaglia

viaggio nel microcosmo famigliare del regista, alla ricerca del dialogo perduto tra genitori e figlio. Un diario personale che è anche la storia di un’educazione sentimentale tra i luoghi dell’infanzia e l’età adulta. Riuscirà l’uomo-bambino, che da sempre si nasconde dietro alla macchina da presa, a lasciar intravedere qualcosa di sé e diventare finalmente grande?

mercoledì 25 Maggio
21:30

In un’epoca di figli eternamente adolescenti e genitori sempre più anziani, l’età dell’innocenza racconta la storia di un distacco. Quello di Anna, al suo ultimo giorno da giudice della Corte d’Assise di Milano, prima del pensionamento. E quello di Enrico, suo figlio, che alla soglia dei trent’anni si rende conto di come la madre stia invecchiando senza mai averlo conosciuto veramente. Per questo inizia a filmarla e a entrare nelle pieghe tragicomiche di un rapporto segnato da un amore incondizionato che nutre e allo stesso tempo sbarra la via d’accesso all’età adulta.

«Ancora oggi che ho trent’anni e ho lasciato definitivamente la casa dei miei genitori, mia madre non saprebbe dire con certezza se mi piacciono gli uomini, le donne, se mi sono mai innamorato. Mentre la osservo salutare la sua aula di tribunale per sempre, il timore che possa invecchiare senza avermi mai conosciuto davvero mi spinge a filmarla, deciso a sciogliere i nodi che ancora mi tengono legato all’infanzia.» (Enrico Maisto)

«Chi è il vero protagonista del nostro sguardo, soprattutto quando interponiamo uno strumento come la cinepresa tra l’occhio di chi osserva e l’oggetto del suo osservare? L’età dell’innocenza, l’ultimo film di Enrico Maisto sembra ragionare su questo cortocircuito interno, man mano che la pellicola scorre tra immagini di repertorio e riprese realizzate nell’arco di sette anni. […] Il suo “mondo nascosto” trova la possibilità di uscire allo scoperto proprio grazie a quello strumento che sembrava separarlo dai suoi genitori. il cinema si dimostra il ponte comunicativo che collega Maisto alla sua famiglia (emblematica la scena in cui Enrico rivela ai propri genitori l’esistenza di una persona nella sua vita). Ma non solo. La sua, è anche una presa di coscienza sul proprio “personaggio”, sulla propria esistenza. Il ribaltamento di prospettiva non arriva solo concettualmente. Il regista, ben presto, si auto-riprende e si fa riprendere dalla madre. Includendosi fisicamente nel documentario, Maisto scandisce l’ultima tappa di un percorso che l’ha prima portato verso l’altro ma che poi, inevitabilmente, lo riconduce verso se stesso, aprendogli le porte verso una maggiore consapevolezza.» (Giorgio Amadori, sentieri selvaggi)