Le vie dei farmaci

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LE VIE DEI FARMACI

un film di Michele Mellara e Alessandro Rossi
sceneggiatura: Michele Cogo in collaborazione con Michele Mellara e Alessandro Rossi
fotografia: Michele Mellara
montaggio: Fabio Bianchini Pepegna ● musiche: Nicola Bagnoli, Alessandra Reggiani
produzione: Coop Voli e Mammut Film
con il contributo della Regione Toscana
distribuzione: Mammut Film
Italia, 2007 ● 52 minuti

v.o. inglese con sottotitoli in italiano

2007 Torino CinemAmbiente: Miglior Documentario Italiano ● Bellaria FF ● 2008 Milano FF ● Sarajevo FF

Un’indagine su scala mondiale sul problema di accesso alle cure sanitarie fondamentali in relazione al fenomeno dei monopoli dell’industria del farmaco.

Perché quasi quindici milioni di persone nei paesi in via di sviluppo muoiono di malattie facilmente curabili? Sono circa quarantamila persone al giorno: uno stadio di calcio gremito durante una finale di coppa. Un massacro quotidiano che potrebbe facilmente essere evitato. Perché tutto ciò accade? Le vie dei farmaci è un documentario che cerca di rispondere, dal punto di vista economico, politico, medico e sociale a questa domanda. L’accesso ai farmaci essenziali e salvavita dovrebbe infatti essere garantito a tutti.

«Nel Sud del mondo ci sono ogni anno quindici milioni di persone che muoiono a causa di malattie che sarebbero facilmente curabili. Significa quarantamila persone al giorno! Come uno stadio di serie A durante un derby di alta classifica. Una strage quotidiana assolutamente evitabile.
Perchè? Per tentare di rispondere a questa domanda, “Le Vie dei Farmaci si pone l’obbiettivo d’indagare il problema dell’accesso ai farmaci essenziali nei paesi in via di sviluppo dal punto di vista economico, politico, medico e sociale. […] Ma il problema dell’accesso ai farmaci, partendo dai paesi in via di sviluppo, sbarca fino a casa nostra, in Occidente, dimostrando quanto fragile sia oggi il concetto di Salute Pubblica in relazione allo strapotere delle grandi Multinazionali Farmaceutiche.» (Michele Mellara, Alessandro Rossi)

«Un ritratto angosciante che mostra i rapporti tra industria, medicina, civiltà, senza limitarsi ad osservare i luoghi più poveri del pianeta e parlando anche del nostro futuro.» (Roy Menarini)