Marcel!

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Marcel!

un film di Jasmine Trinca
con Alba Rohrwacher, Maayane Conti, Giovanna Ralli, Umberto Orsini, Dario Cantarelli
sceneggiatura: Francesca Manieri, Jasmine Trinca ● fotografia: Daria D’Antonio
montaggio: Chiara Russo ● musiche: Matti Bye
produzione: Cinemaundici e Totem Atelier, con RAI Cinema
distribuzione: Vision
Italia, Francia, 2022 ● 93 minuti

v.o. italiano

2022 Festival di Cannes, Séances spéciales, in concorso

Jasmine Trinca ha presentato a Cannes la sua opera prima come regista. Un lavoro che vede molte donne sia davanti sia dietro la macchina da presa e investe il rapporto madre-figlia partendo da uno spunto autobiografico.

Una bambina ama sua madre, ma sua madre ama Marcel, il suo cane.
Un evento imprevedibile le porterà in viaggio, avvicinandole e svelando loro, oltre ogni dolore, le vie grandi e segrete dell’amore.

«Tutto questo parte da una fotografia. Ritraeva mia madre che mi teneva per mano sul ciglio di un bosco. Dietro di noi un paesaggio assolato, ma davanti? Il colore di quella foto lo avrei definito il colore della memoria. Non della nostalgia, come una foto a colori virata seppia, ma proprio un colore indefinibile e sfumato, bruciato dal sole, appena attraversato e ispirato dalla “selva oscura” pronta ad accogliere e proteggere quel passo a due.
Tra sogno e realtà. È qui che si situa questo film. Una rielaborazione fiabesca o meglio favolistica del vissuto, cercando di comprenderlo, esorcizzarlo, renderlo universale. Panni sporchi che non si lavano in casa ma che diventano bandiere da sventolare, inni programmatici: «All’arte si deve la vita».
In fondo, tutto quel vissuto, quel bagaglio pesante impossibile da lasciare, sarà pure servito a qualcosa. A fare un film. E invece no. Nulla è più importante ed effimero che vivere. Neanche un film che resta (o forse no). Alla vita si deve dunque la vita..» (Jasmine Trinca)

«Marcel! ha la sfrontatezza gentile, l’assertività empatica e la compromissione poetica della sua regista, non si nasconde dietro una maturità di facciata, al netto dei contributi – ottimi – di fotografia (Daria D’Antonio), musiche (Matti Bye) e scenografia (Ilaria Sadun), bensì si esibisce tra Roma e dintorni cercando la verità prima della bellezza, il nervo scoperto anziché la posa. Ma di bellezza, ce n’è: il nonno in ciabatte e calze bianche al tavolo, gli aquiloni in spiaggia, la figlia che dorme con le gambe accavallate e, su tutti, le  monetine gettate, anzi, scagliate a terra per ricompensare sprezzantemente lo spettacolo di madre e figlia.» (Federico Pontiggia, Cinematografo.it)