Morto Stalin, se ne fa un altro

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Morto Stalin, se ne fa un altro
The Death of Stalin

un film di Armando Iannucci
con Olga Kurylenko, Andrea Riseborough, Rupert Friend
Steve Buscemi, Jason Isaacs
sceneggiatura: Armando Iannucci, David Schneider, Ian Martin
fotografia: Zac Nicholson ● montaggio: Peter Lambert
musiche: Christopher Willis
produzione: Quad Productions
distribuzione: I Wonder Pictures
Regno Unito, Belgio, 2017 ● 106 minuti

v.o. inglese con sottotitoli in italiano

presentato al TIFF, 2017 ● TFF, 2017: premio Fipresci

“La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa.”
Liberamente ispirata all’omonima graphic novel di Fabien Nury e Thierry Robins, una travolgente commedia nera, una satira sul potere e sul ridicolo nascosto anche dietro al totalitarismo più spietato.

Nella notte del 2 marzo 1953, un uomo sta morendo. Non si tratta di un uomo qualunque: è un tiranno, un macellaio, un dittatore. È Joseph Stalin, Segretario Generale dell’Unione Sovietica. È lì che soffre, si contorce, sta per tirare le cuoia… e se ti giochi bene le tue carte, il suo successore potresti essere tu!

«Cercavo una storia di finzione. Dopo aver letto la graphic novel originale mi sono detto: perché fare finzione quando la realtà può essere tanto assurda quanto terrificante e drammatica? E attuale anche. Volevo che il pubblico si sentisse nel pieno della tensione. Non volevo disturbare troppo gli spettatori, ma volevo provocare comunque una sensazione di disagio. Stavo cercando di ricreare le sensazioni di quell’epoca: un periodo in cui dovevi stare attento a qualunque cosa facessi o dicessi. Questi personaggi sono mostruosi. Ma è importante ricordare che sono umani. Non si tratta di cattivi descritti in maniera esagerata. Ecco dunque un gruppo di persone che fanno compromessi per rimanere vivi alla fine della giornata. Compiono azioni mostruose, ma sono convinti di aver fatto la cosa giusta.» (Armando Iannucci)

«Ci sono tutti gli ingredienti per un raffinato thriller politico a sfondo storico ma Iannucci (…) sceglie invece la strada della black comedy per ridicolizzare i complotti di questi piccoli uomini smarriti dopo la scomparsa del loro padrone. (…) La lotta per la successione dei lacchè di Stalin non ha nulla di machiavellico ma viene messa in scena dal regista come una diatriba infantile tra uomini terrorizzati al pensiero di perdere il loro potere e disposti a compiere qualunque nefandezza pur di mantenerlo. La bravura di Iannucci sta proprio nel mantenere intatto l’equilibrio tra farsa e tragedia. (…) una dissacrante riflessione su uno degli eventi cardine del Novecento che, attraverso la forza dell’ironia, illumina lo spettatore sulle follie del potere e sul loro incessante ripetersi all’interno della storia umana, senza mai dimenticarsi del potere rivelatore e liberatorio della risata.» (Francesco caccatore, cinefiliaritrovata.it)