NON CONOSCI PAPICHA

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NON CONOSCI PAPICHA

un film di Mounia Meddour
con Lyna Khoudri, Shirine Boutella, Amira Hilda Douaouda, Yasin Houicha
sceneggiatura: Mounia Meddour ● fotografia: Léo Lefèvre
montaggio: Damien Keyeux ● musiche: Robin Coudert
produzione: The Ink Connection,
distribuzione: Teodora
Francia, Algeria, 2019 ● 105 minuti

v.o. arabo  con sottotitoli in italiano

2019 Cannes Film Festival: Un Certain Regard
Premi César: Miglior film e Miglior promessa femminile

La scommessa (vinta) dell’esordiente Mounia Meddour è raccontare l’Algeria “libera” attraverso la rivoluzione di Nedjma, detta “papicha”. il simbolo di una cultura e religione, il velo, qui si accende di glamour e di un sentimento comune di ribellione.

martedì 22 settembre
21:30

mercoledì 23 settembre
19:40

giovedì 24 settembre
13:20

Nedjma è una ragazza vivace che ama la moda e sogna di fare la stilista. Frequenta l’università, esce di nascosto la sera con la sua migliore amica, ma nell’Algeria degli anni Novanta viene mal giudicata da chi disprezza la libertà – di pensiero, di vestiario, di movimento, di stile di vita – femminile. La voglia di mettere su la sua prima sfilata viene dunque vista come un affronto dai fondamentalisti del posto, e la sua vita e quella delle sue amiche inizia a prendere una piega sempre più pericolosa.

«Avevo 17 anni e studiavo giornalismo in un campus molto simile a quello che si vede nel film. Eravamo giovani, ci piaceva uscire, andare alle feste. Papicha è un termine per descrivere una ragazza carina, emancipata, che ama divertirsi. Ma col passare del tempo, andare in giro senza indossare il velo stava diventando sempre più pericoloso. C’era un clima di intimidazione e di violenza. Per strada, le gente si sentiva in diritto di dirti: “Devi indossare il niqab, devi coprirti”. Le donne dovrebbero starsene a casa, basta con l’Università, rinuncia agli studi”. Le uccisioni, gli attentati erano all’ordine del giorno. L’effetto era di far crescere la complicità fra noi ragazze. Ci si aiutava in tutti i modi. Se una aveva bisogno di soldi, si trovava il modo di raccoglierli. Se a una studentessa capitava di rimanere incinta, facevamo il possibile per aiutarla. È difficile da capire per chi non ha mai vissuto una situazione del genere. È come in guerra: la gente muore, ma ci si continua a divertire. Ho dei ricordi molto belli di quel periodo. Nel dormitorio si ascoltava la musica, si ballava e si rideva. La lingua algerina è piena di umorismo. Ridere insieme è una forma di resistenza» (Mounia Meddour)

«A dirigere questo emozionante lungometraggio è un’esordiente algerina, Mounia Meddour, che ha voluto, dopo un’esperienza maturata nel documentario, percorrere il territorio della finzione con una vicenda ispirata alla sua vita. Realtà storica e realtà personale diventano un tutt’uno: la Meddour, forte della sua esperienza, non stacca la macchina da presa dai suoi personaggi. Coglie allegria e sofferenza, rabbia e caparbietà, registrando le inquietudini di una generazione che ha tutta la vita davanti ma il cui presente è minacciato dal radicalismo religioso e dal conseguente odio per la ribellione intellettuale. […] Papicha è un film che rimane nel cuore perché Mounia Meddour riesce a raccontare quell’Algeria “libera” che non vuole essere annientata da una società che fa dell’intimidazione e della morte la sua affermazione.» (Emanuela Genovese. Cinematografo.it)