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un film di Federico Fellini
con Marcello Mastroianni, Sandra Milo, Claudia Cardinale, Ainouk Aimée
sceneggiatura: Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Brunello Rondi
fotografia: Gianni di Venanzo ● montaggio: Leo Catozzo ● musiche: Nino Rota
produzione: Angelo Rizzoli
distribuzione: Cineteca di Bologna
Italia, 1963 ● 138 minuti

v.o. in italiano

1964, Academy Awards: Oscar per il miglior film e i migliori costumi
1964, Nastro d’Argento: premio alla miglior regia, sceneggiatura e fotografia

mercoledì 29 gennaio ore 21.00 introduzione e chiacchiere con Marcello Seregni,
autore del libro “Marcello Mastroianni. Un uomo al cinema” e archivista audiovisivo

In collaborazione con la Cineteca di Bologna, il Cinema Beltrade omaggia Federico Fellini nel centenario della sua nascita con cinque classici restaurati: un’occasione imperdibile per riscoprire l’autore riminese che ha dato una nuova dimensione al termine “onirico”.

L’ottava regia e mezzo di Fellini è il suo film più sperimentale, ricercato, inafferrabile: spartiaque della sua carriera, riferimento imprescindibile per generazioni di registi (da Pedro Almodovar a David Lynch), tentativo unico di trasporre il flusso dei pensieri e dei sogni su pellicola.

Guido Anselmi è un famoso regista alla ricerca di riposo e di un po’ di evasione in una rinomata stazione termale. Realtà e immaginazione si mescolano nella sua mente, e il luogo che dovrebbe dargli cura e distensione si popola dei personaggi che fanno parte della sua vita. L’arrivo dell’amante Carla, poi di Luisa, la moglie, e dell’attrice Claudia, mitico simbolo di puri sentimenti, e contemporaneamente i colloqui con il produttore, i tecnici, con gli abituali frequentatori delle Terme, veri o irreali che siano, aumentano la confusione di Guido e fanno venire a galla i ricordi più lontani della sua vita: il collegio, i suoi genitori, che poi incontrerà, ormai morti da tempo, in un cimitero. Ma la crisi di Guido non accenna a risolversi.

«Non è un film triste. È un film dolce, aurorale. Malinconico, semmai. Però la malinconia è uno stato d’animo nobilissimo: il più nutriente e il più fertile. (…) È la storia di un uomo come ce ne sono tanti: la storia di un uomo giunto a un punto di ristagno, a un ingorgo totale che lo strozza. Io spero che dopo i primi cento metri lo spettatore dimentichi che Guido è un regista, cioè un tipo che fa un mestiere insolito, e riconosca in Guido le proprie paure, i propri dubbi, le proprie canagliate, viltà, ambiguità, ipocrisie: tutte cose che sono uguali in un regista come in un avvocato padre di famiglia.» (Federico Fellini)

«Otto e mezzo è un film stupefacente. Teso nello sforzo di appendere allo schermo, come un trofeo, la sua psicologia, Fellini ha compiuto un salto pericoloso e spettacolare. Ha dovuto inventarsi una lingua nuova, morbida e flessuosa, che non ripetesse le convenzioni del racconto tradizionale. C’è riuscito. Il suo esperimento è una delle cose più stimolanti che, da questo punto di vista, abbia fatto il cinema italiano, pur così facondo oggi di tentativi e di invenzioni. Costretto a seguire unicamente il ritmo delle sue fantasticherie, ha saputo eliminare i confini tra la realtà e il sogno per immergersi in una nuova dimensione temporale che non ha alcun rapporto con la vita e che – insieme – non precipita mai nelle deformazioni surrealistiche o espressionistiche.» (Fernaldo di Giammatteo, Bianco e Nero)