permanent vacation

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permanent vacation

un film di Jim Jarmusch
con John Lurie, Chris Parker, Leila Castil, John Lurie,
Richard Boes, Sara Driver, Charlie Spademan, Ruth Bolton
sceneggiatura: Jim Jarmusch ● Fotografia: James A. Lebovitz
Montaggio: Jim Jarmusch ● Musica: Jim Jarmusch, John Lurie
produzione: Cinesthesia Productions
distribuzione: Movies Inspired
USA, 1980 ● 80 minuti

v.o. inglese con sott. in italiano

arriva in sala in versione restaurata l’opera prima di Jim Jarmusch, nato come tesi per il diploma ad una scuola di cinema, è un lento girovagare per strade deserte e silenziose, in un possibile futuro prossimo post-atomico,  uno sguardo sulla solitudine e la difficoltà a comunicare.

Saggio di diploma autoprodotto di Jim Jarmush. Allie condivide un appartamento a New York con una ragazza. La notte cammina per strade deserte e gli edifici diroccati coperti da fitta vegetazione, mentre le bombe di una guerra non precisata esplodono a distanza. Dopo aver rubato e rivenduto un’automobile per 800 dollari, Allie torna a casa e fa la valigia, lasciando un messaggio scritto per la sua amica. Alle luci del mattino si imbarca su una nave da carico che lo porta lontano.

«La gente dice che esiste un numero limitato di possibili storie, e che sono già state raccontate tutte. Credo che questo sia sostanzialmente vero. Ma ciò che mi affascina è il fatto che la prospettiva nei confronti della vita di ogni singola persona è individuale e diversa da quella di chiunque altro. Il mio interesse sta in quelle minime differenze di prospettiva e circostanza. Quelle differenze, e le sfumature dei contorni, sono le cose che più mi eccitano nel fatto di vivere su questo pianeta». (Jim Jarmusch)

«L’importante, ci dice il cinema di Jarmusch, è scegliere una direzione in un bivio, per quanto a scatola chiusa possa essere tale scelta, come nell’emblematica inquadratura finale di Daunbailò; lasciarsi cullare dalle onde per un ultimo viaggio, chè tanto ognuno di noi è già, come Johnny Depp nell’omonimo film, un Dead man; variare un tema oramai inflazionato, come fa John Lurie con Somewhere over the rainbow, o soccomberne di fronte alla ripetitività ad effetto doppler che rischia di accompagnarci, per sempre ed in maniera dissonante, nella nostra Permanent vacation.». (Alberto Bajardi, lascimmiapensa.com)